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lunedì 5 dicembre 2016

STOP AI SENSI DI COLPA INUTILI

Una delle cose che mi ripropongo di imparare - e soprattutto mettere in atto - è la ferma intenzione di cominciare ad essere decisamente più indulgente nei confronti di... me stesso.
Nessuna ironia, assolutamente. Solo la ferma constatazione oggettiva dei fatti di un vissuto personale che mi ha visto crescere sotto lo sguardo di una madre particolarmente severa (nei suoi momenti di collera) e che ha incanalato il sottoscritto in un percorso di ferma e feroce autocritica in ogni occasione, da quelle più importanti fino a quelle più banali.
Se ne deduce facilmente che sono sempre stato io il primo critico di me stesso, accusatore e giudice con pregiudizio di fronte a tanti episodi vari che mi vedevano sempre insicuro, incerto, in handicap.
Senza esagerazioni, mi rendo conto solo adesso di quante volte ho ceduto sul fronte delle mie ragioni pur di rendere felice qualcun altro di fronte al resto del mondo.
Pensavo che la mia felicità, la mia interiorità fosse infinitamente meno importante di tutto ciò che esiste al di fuori di me.
Un senso di colpa incredibile, ingiustificato, come una sorta di debito irreale nei confronti del mondo.
Non importa il motivo, a questo punto è poca cosa andare a cercare le radici di un simile disagio.
Quello che invece è davvero importante è trovare pace nell' affidarsi a quella corrente dell' animo che mi incoraggia a smettere di tormentarmi per motivi inesistenti.
Forse è davvero l' ora di ascoltare la voce giusta, decisamente più indulgente nei confronti di me stesso.

venerdì 2 dicembre 2016

NON TUTTO IL MALE VIENE PER NUOCERE, PASSERA' ANCHE QUESTA

In questi giorni di serenità di avvicinamento al Natale, sto lentamente cercando di rivisitare la mia interiorità spirituale in maniera del tutto innovativa, con un lavoro introspettivo mica male.
In effetti, guardando le cose da un punto di vista nuovo, molte cose possono assumere un significato profondamente diverso, pur rimanendo immutate nella loro essenza sostanziale.
Per spiegare meglio tutto ciò, intendo semplicemente dire che è mia intenzione cercare di smettere di combattere contro me stesso, colpevolizzandomi costantemente e giudicandomi severamente come responsabile principale di tutto ciò che mi affossa e mi impedisce di raggiungere la piena felicità. No.
Da oggi in avanti voglio iniziare a considerare la metà piena del bicchiere e, nel caso in cui il recipiente sia completamente vuoto, mi riterrò comunque soddisfatto pensando che, in fin dei conti, il bicchiere è pur sempre pieno di... aria!
Nelle negatività il mio mantra sarà "non tutto il male viene per nuocere" rilevando quanto siano pur sempre positive tutte quelle esperienze di vita che, pur nella loro aspra durezza, ti insegnano un qualcosa che comunque ti sarà utile in futuro per evitare di ripetere errori di quel genere.
Ed anche nel caso di malaugurate esperienze peggiori, seguirò alla lettera il consiglio dell' iscrizione nascosta all' interno dell' anello di re Salomone, che recitava un sacrosanto "Passerà anche questa".

lunedì 28 novembre 2016

NEL MIRINO DEL DIAVOLO - CAPITOLO 69



Eccoci arrivati finalmente arrivati alla conclusione di questa lunghissima cavalcata attraverso il racconto di questa incredibile avventura.... Buona lettura e godetevi il gran finale!

L' EPILOGO 


Solitamente noi, cittadini del Terzo Millennio, pensiamo malinconicamente che non
sia possibile intervenire sugli errori commessi in passato, tutt' al più ci auguriamo di
aver tratto un utile insegnamento dalla sanguinolenta inculata per la quale ancora ci
sentiamo afflitti e doloranti. Senza torto ci rammarichiamo di non poter disporre di
una macchina del tempo in grado di rimettere in ordine quei piccoli pezzi di puzzle
che proprio non ne volevano sapere di andare ad incastrarsi con il resto del nostro
lavoro, e rimandiamo ad una eventuale ulteriore vita post-reincarnazione la possibilità
di fare meglio ciò che adesso non è stato o non sarà.
Prima che voi pensiate che il mio cervello sia stato tratto via dal gesto energico di un
pescatore di frodo che si accinge a lanciare l' esca manovrando energicamente la
propria canna, vi dirò che stavolta ero disposto a chiudere una volta per tutte i conti
con quel dannato demonio in collant e rossetto color pesca.
Sì. Nessun perdono. Questo era già dato per assodato, ma con le ultime porcate
commesse ai danni miei , è riuscita a scatenare in me uno spaventoso istinto omicida.
Non ho più guance da porgere cristianamente, e comunque non ne avrei la voglia.
Desidero solo vendetta. Ogni mio respiro rimbomba rabbioso nella mia mente e nell'
espirazione si trascina via scampoli di quella mite, dolce, ferita ma tranquilla
coscienza dei miei pozzi subliminali.
In trance come un paziente in ipnosi profonda, arrivai meccanicamente sul posto di
antica memoria, luogo di vecchie umiliazioni e covo di serpenti, cialtroni e streghe,
con la voglia di tagliare l' erbacce infestanti ma il self control glaciale di chi sa di non
dover fare colpi di testa per non rovinarsi e... Cazzo!
Questa non me l' aspettavo! Sulla villa degli orrori c' è il cartello “vendesi”. Dove
cazzo sono finiti? Hanno traslocato, quei bastardi!
Provo a chiedere ai vicini.
Arriva una donnetta tutta piena di dolori artritici e reumatici.
-”Ah, sì... I Pardini se ne sono andati via meno di due mesi fa, quando la loro figliola,
Jenny, è morta in un incidente a Viareggio. Pooooverina, una gran brava ragazza... Le
la conosceva?”-
-”No.”- risposi seccamente mentendo.
Magari non l' avessi conosciuta. Altro che brava ragazza. Adesso è di fronte al suo
idolo. E se fa troppo caldo all' inferno, magari potrà chiedere a Lucifero di abbassare
la temperatura, come faceva sempre nella taverna di suo nonno.
Mi rimisi in macchina più leggero di prima. Jenny è morta. Meno male. Amen.

sabato 26 novembre 2016

NEL MIRINO DEL DIAVOLO - CAPITOLO 68




MICHELA

Ripenso a quando la Artemisia mi disse che aspettava la nostra prima creatura.
Non credevo che oltre a piazzare alcune vecchie anticaglie di scarso valore al
mercatino dell' usato di Nazzano il mio cuore avrebbe dovuto imbattersi in altre
emozioni degne di nota. E invece... Proprio mentre stavo trattando con gli astuti
mercanti del bazar il valore degli oggetti di seconda (magari terza, quarta e quinta)
mano e alcuni miei vecchi film in vhs, videogiochi e libri che non mi servivano più, il
cellulare del sottoscritto cominciò a suonare la “Marcia di Radetsky” superando il
tono affaticato delle nostre voci. Scusate un momento, devo rispondere.
-”Cosa c' è, Artemisia?”- risposi augurandomi che non fosse nuovamente rimasta in
panne con la frizione bruciata.
-”Ti devo dire una cosa importante” - la voce tradiva un' emozione di gioia
incontenibile – l' esame specialistico dopo il test di gravidanza ho confermato tutto.
Sono incinta davvero!”-
No, non era la frizione. Una notizia importante che a volte lascia senza parole, ma
trovai l' energia per rispondere. -”Magnifico. Ci vediamo tra una mezzora al Parco
dei Ciliegi a Massa, così mi dici tutto...”- E intanto mi riprendo dallo shock!
Ammira tua figlia. Quant' bella, quella creatura. Tanto cercata, tanto amata. E adesso
è qui. Grazie cicogna. E' proprio come me l' aspettavo, un piccolo pulcino come
Calimero, piccola piccola. Peccato che sia dentro l' incubatrice e non nel lettino
mignon nella camera di sua madre, perchè nata in anticipo di un mese. O meglio, non
l' hanno messa dentro per il fatto di essere prematura (pesava più di due chili e
mezzo, altro che piccina!) ma quella golosona aveva ingoiato un po' di liquido
amniotico e... le precauzioni non sono mai troppe.
Che effetto che fa essere qua dentro - lo chiamano il “nido due” - dove ci sono i
neonati dentro le incubatrici... Non c' è neanche una finestra aperta sul corridoio, al di
là dell' unica grande porta oscurata che rende il tutto un ambiente surreale e semibuio,
quasi di sapore fantascientifico. Sarà anche per questo che mi par quasi di essere un
astronauta all' esplorazione della Luna, con tanto di videocamera in mano e spirito da
videodocumentarista iperattivo. E meno male che l' infermiera mi ha dato il permesso
di filmare la mia piccola Michela, limitatamente al tempo della visita... Altrimenti
come avrei fatto a far vedere ai parenti le immagini dei lineamenti della nuova
arrivata? Neanche alla Artemisia l' hanno fatta vedere per più di due secondi dopo il
cesareo, per via dell' imprevisto del liquido amniotico, quindi... torturerà la
videocamera mandando avanti ed indietro il nastro, per rivedere la nostra creatura
tutte le volte che vuole. A me non concedono più di venti minuti – complessivi – al
giorno, tra l' ora di pranzo e quella di cena, per contemplare la mia pupa bella. Che
piedini grandi che ha! E' magra, secca e lunga, con un' aria tranquilla e serena; fa pure
una certa impressione pensare che poche ore fa quella piccola spilungona trovava
posto nella pancia di sua madre: aveva ragione a lamentare dolori, negli ultimi giorni,
quella poverina!
All' ospedale i giorni trascorsero lunghi, lunghi, più lunghi di quei noiosi dieci giorni
di effettiva degenza, in attesa del calo di peso fisiologico e della ripresa di tutti i
neonati; tra infermiere sgarbate, dottori senza la licenza media e primari in facoltà di
freno a mano sulla ghiaia, non vedi l' ora di evadere dall' ospedale – stavo meditando
di disegnarmi con una biro le planimetrie dell' ospedale, tipo Michael Scofield in
Prison Break – per tornartene a casa nella tua piccola grande reggia, in compagnia
della nuova principessa della dimora domestica.
In definitiva, l' avventura più grande della mia vita. Una sintesi di sperimentazione
efficace, piena di buone invenzioni e concretezza. E' dura, a volte. Come quando sei
costretto a marciare come un soldatino di piombo col suo fucile. Con la tua neonata
in braccio al posto del fucile. Su e giù per il corridoio, con l' Michela in braccio,
porca miseria, senza sosta giorno e notte. Altrimenti piange. Povero me. Tutto quello
che vuoi pur di non vedere lacrime sul viso della coccolina. Ci mancherebbe altro: è
così piccola che sarebbe un peccato. Il mio batuffolino. La prima notte a casa è stata
sintomatica dell' andazzo. Per svegliare la Artemisia non sarebbe bastato un bombardiere
nucleare che stesse radendo al suolo la città, mentre io avrei udito la caduta di uno
spillo a centinaia di metri. Agitazione. Tutta l' apprensione di chi vuol intervenire a
difendere il proprio cucciolo ti spara addosso adrenalina a tutto gas. Calibravo ogni
respiro valutando di volta in volta se ci fosse bisogno di alzarmi per andare verso la
carrozzina, pronto e con le orecchie tese al vento come uno scattista sulla pista dei
cento metri. Come avrei potuto non udire quel pianto di fame e di rabbia che avrebbe
svegliato la popolazione residente nell' arco di venti chilometri, mettendo in all' erta
pure i centri di ricerca sui terremoti? Sarà meglio fare qualcosa. Se lei avesse bisogno
di latte, conforto o più prosaicamente di cambiare il pannolino sporco, papà risponde
alla chiamata. Ci sono. Attendevo da mesi questo momento.Il terrore si sarebbe
impadronito di me se non mi fossi rivelato adeguatamente preparato.
La mamma è brava, ma adesso russa come un cammello siriano ed è fuori uso. Mi
guarda. Sicuramente non capisce un cazzo delle mie lamentele; oppure quella piccola
volpe in miniatura riesce a percepire tutto quello che le mie pupille lascino intendere?
Mmmm... Quando sarà più grande, glielo chiederò. Ora se la dorme della grossa. Che
cara. Mi farei volentieri un pisolino anch' io... Ogni tanto ci provo, ma lei non vuole!
S' incazza di brutto e mi fa alzare subito. La piace da matti farsi coccolare
dondolandosi tra le mie braccia, minacciando pianti stereofonici a tutto volume in
caso di sosta. Riflessioni silenziose... Stanco ma felice, l' assecondo in tutto e per
tutto.
Posso insegnarvi tanti trucchi per addormentare un cucciolo umano, come quello di
fare ascoltare al bebè le sigle dei cartoni animati o, comunque, musica gradevole e
melodica. Con la mia funziona alla grande. Dopo meno di cinque minuti ronfa beata.
Piccola stella, quella scia lasciata nel cielo l' avevo già avvistata senza il
cannocchiale, sentivo il tuo sorriso risplendere su di me. Adesso sono qua a fare il
mestiere più bello del mondo, il papà.
Guardala come sorride, perfida. Sa che mi può comandare, ora che è un pulcinotto
piccolo piccolo. Ma poi... Ero un inquadratore della Marina, la farò stare sull' attenti e
pure un po' di marcia militare: un pizzico di disciplina non guasta mai.
Giochi di potere. Non pensavo fosse così facile cambiare i pannolini, temevo peggio
e mi facevo prendere dall' angoscia. Borda. Ha scureggiato e si fa sentire. Vedi,
parlavo di pannolini ed ora mi tocca darmi da fare.
Cresce, cresce a vista d' occhio questa tenera volpina. Vuole stare in braccio solo a tre
persone, con le altre strepita di brutto e fa i capricci. I fortunati siamo io, la Artemisia e
la Diana. Dicono che quando sono così piccoli si tratta di odori, percezioni olfattive
comuni a tutti i cuccioli terrestri. Questa storia m' intriga e m' inorgoglisce: mia figlia
mi fa sentire già un re.
Questo è già un piccolo premio di consolazione per tutto quel tempo perso senza
potermi mettere davanti al computer, salutando mail, grafica e progetti vari, per non
parlare dei giochi per pc. Arrivederci a chissà quando. Adesso tocca a lei. Cara.
Mi vengono i brividi quando sfioro quelle piccole dita della sua manina, confrontate
alle mie che sembrano quelle di un dinosauro. La tutina che indossa è bella. Lo dico
perchè è l' unica che ho scelto io, quando la Artemisia era sempre all' ospedale e mi
aveva spedito da “Io-Bimbo” a fare shopping. Naturalmente l' esperienza che avevo
in tale campo era la stella che potevo vantare nelle applicazioni di biologia marina:
zero assoluto. Meglio farsi consigliare dalle commesse top-model. E pazienza se, una
volta mostrata alla Artemisia la tutina appena acquistata, mia moglie scuote la testa
sorridendo: mi avevano appioppato quella più costosa che c' era nel negozio. Fesso.
Ora me la godo. Pareva fatta di cristallo quando la guardavo dentro l' incubatrice,ora
accarezzo le sue guance di pesca e aspetto un sorriso che non arriverà prima di un
mese di età. Adesso mi accontento di scrutare i suoi occhi, colorati uno strano blu
cobalto. Che strani. Dice la pediatra che sia difficile vedere il reale colore dell' iride
nei primi mesi di vita dei pupini, che ci voglia un po' per vedere se avremo occhi
color caffè o azzurri come il mare, passando per il verde albero.
I miei suoceri ed i miei vecchi vanno nel panico ogni qual volta io tenti di appioppar
loro in braccio la nipotina fresca di culla, neanche mettessi loro in mano una bomba
ad alto potenziale distruttivo, ma prima o poi si abituerenno. Cuori di nonni.
Sapete qual' è il mio nuovo sport? Le dormite sul divano del soggiorno con l' Michela
sul petto, ho imparato ad apprezzare quanto sia bello pure dormire in compagnia.
Anche la Artemisia lo fa. Copiona.
Sono arrivato ad un compromesso con la piccola peste. Ha vinto lei, ho dovuto
trattare un accordo. La notte di lascerà dormire tranquillo, a patto che anche lei stia
accoccolata tra mamma e papà invece che dentro il suo lettino. Affare fatto, io ci sto.
Il giorno la porto in giro con il passeggino
Purtroppo con il lavoro non sta andando affatto bene, anzi, le cose si stanno mettendo
proprio male. Dopo essere stato messo alla porta dal tizio per il quale facevo almeno
cinque ore di straordinario al giorno, mi ritrovavo a piedi.
A prescindere dal vento sferzante che dirompeva sopra la mia testa e m' inebriava
di entusiastica e sferzante voglia di fare tante cose belle, era il caso di guardarsi
intorno. Sul fronte del lavoro, le cose non andavano affatto bene. Forse non avrei
dovuto chiedere al titolare della ditta di pagarmi quelle quattro, cinque ore di
straordinario quotidiane che lui avrebbe voluto nascondere all' agenzia di lavoro
interinale, sentendomi rispondere picche. Ricominciava il carosello disperato di
telefonate, tagliandi, curriculum nella bottiglia del naufrago,ecc. E stavolta la fiamma
sotto al culo è ancora più alta, considerando che adesso c' è anche una bimba piccola
a cui pensare. Pannolini, latte in polvere, abitini e quant' altro sono più che sufficienti
a mandare sul lastrico una famiglia media di questi tempi. Mettiamoci al servizio
della causa. Punto e basta. E con lo spirito della disperazione appropriato al cuore di
un neopadre di famiglia in cerca d' autore, avolte spuntano fuori piccoli frutti che,
seppur non proprio gustosi o appetitosi, riescono comunque a tappare il buco nello
stomaco. Ecco un lavoro temporaneo di un mese, un altro di tre ed uno di due
settimane (!) fino all' entusiasmante (eufemismo) contratto ultralungo di cinque mesi
(di questi tempi...), a progettare fantastici gabinetti destinati ad allietare le sessioni
intestinali e l' attività di toilette di sultani e sceicchi arabi pieni di denaro da far
schifo. Pazienza se non si tratta di disegnare case, palazzi o altre meraviglie che
verranno più in là.Ma almeno la pagnotta arriva a casa. E puoi guardare negli occhi
tua moglie senza sentirti una merda, un parassita che vive a sue spese. Puoi dire a tua
figlia:-”Amore, papà ha un lavoro!”-
Nemmeno il fatto che il responsabile tecnico (nonchè socio del titolare) dell' ufficio
sia un arrogante, obeso, spocchioso erotomane e maniaco sessuale che trascorre la
maggior parte del suo tempo sui siti porno; uno che è abile solo a delegare il proprio
lavoro ai propri sprovveduti collaboratori, e quando gli vai a chiedere lumi sulle
specifiche tecniche da adottare in concomitanza con gli ultimi lavori commissionati,
se ne stava beato a guardare l' ultimo filmino hard appena scaricato. Da restarci basiti.
Una testa di cazzo, mammone patologico, evasore fiscale per vocazione, codardo
assoluto e deriso dagli operai.
Quell' idiota barbuto faceva del mobbing un' arte, con i suoi dipendenti, ma proprio in
virtù della natura collaborativa del mio contratto (tecnicamente parlando, un
collaboratore non ha i vincoli di subordinazione di un dipendente) riuscivo a tenergli
testa alla grande e questo lo indispettiva non poco. Testa di cazzo. A niente servivano
le minacce di sciogliere anticipatamente il nostro impegno trimestrale lavoro: mi
avrebbe solo fatto un piacere. Avevo già il piede in due scarpe. Ero stato contattato
telefonicamente dal titolare di un' azienda concorrente che aveva deciso di avvalersi
dei miei servigi non appena avessi dato la mia disponibilità, a occhio intorno ai primi
di settembre. Dentro una botte di ferro. L' unico motivo per cui mi recavo lì, sul posto
di lavoro, era in realtà quello di poter scambiare quattro chiacchiere con il geniale
Beppe, geniale informatico e factotum dell' ufficio, luminare dei programmi
sviluppati col cad-cam e dotato d' inesauribile pazienza.
E così fu.
Arrivata la “disdetta” per raccomandata, intensificai i contatti con l' ufficio tecnico
della mia “nuova ditta” per cominciare a conoscere meglio i miei futuri colleghi e
mettere radici nel futuro. Avrei incontrato a breve una certa Beatrice, con la quale
avrei lavorato a stretto contatto e sviluppato i futuri progetti e commissioni dei clienti
nel mondo del marmo.
A dire il vero, tra il dire ed il fare, prima d' incontrare di persona il titolare d' azienda,
mister Polsinetti, mi ci vollero due settimane d' inseguimento, tra un appuntamento
mancato e l' altro, ma poi riuscimmo a mettere nero su bianco per i dettagli: ora
potevo dire di fare parte della nuova famiglia.
Questo Polsinetti, dal punto di vista umano non aveva una grande reputazione, stando
a sentire le voci dell' ambiente che lo descrivevano come una sorta di orso selvatico
irascibile e manesco, un tipo da prendere con le molle e da trattare con una certa
prudenza: sulla base di questi solidi pregiudizi, mi preoccupai di curare non poco l'
aspetto diplomatico del nostro rapporto. In effetti, dell' orso aveva pure l' aspetto
fisico, con una mole imponente ma goffa, accentuata da qualche problema di
sovrappeso, e pure quando parlava la sua voce era più simile al lamento rauco di una
belva della foresta.
Ad ogni modo, c' era un motivo ben preciso riguardo alla mia presenza nel suo regno,
al suo servizio: oltre al mio lavoro di disegnatore cad, avrei dovuto curare la
progettazione e la gestione della posa in opera dei marmi a bordo di uno yacht di
lusso costruito all' interno di un celebre cantiere navale di Viareggio. Non problem.
Ci penso io.
Affiancato inizialmente dalla Beatrice, mia coetanea ( di un anno più vecchia) che mi
avrebbe introdotto all' interno del fantastico mondo delle applicazioni navali del
marmo di Carrara.
La ditta era ad Avenza, a meno di un chilometro da casa mia, e quando non
andavamo in Versilia per rilevare misure e quote dagl' interni dello yacht, potevo dire
che sembrava di tutto tranne che un lavoro. Una pacchia, una manna dal cielo.
E così fu per diversi mesi, durante i quali tornavo a casa con la modesta cifra di
settecento euro che andavano ad integrarsi allo stipendio di mia moglie e ci davano la
possibilità di tirare avanti con un minimo di tranquillità.
Ma non avrebbe potuto durare a lungo. C' era chi mi avrebbe fatto le scarpe
lavorando lontano dalla luce dei riflettori. Qualcuno che, vista la buona resa del mio
lavoro, si era vista delegare a commissioni di minori importanza fino a sentire in
bilico la propria posizione lavorativa. Una persona che avrebbe dovuto usare tutti i
mezzi, soprattutto quelli più sporchi, per fare leva sul boss per capovolgere gli
equilibri a propri favore.
E così, quell' orso polare di Polsinetti, solitamente gentile e rispettoso nei miei
confronti, divenne sempre più insofferente verso di me, fino ad arrivare ad un
irreparabile dissidio, causato da un litigio per futili motivi, messi in piedi dalla
Beatrice in persona.
Ci risiamo. Certo che stavolta, pur non avendo colpe, mi sentivo l' angoscia in gola a
dover dare questa brutta notizia alla Artemisia, un dispiacere che non avrei voluto darle.
Ma non avrei potuto farci niente, se non tirare fuori le palle per trovare qualcos' altro
da fare.
Ironia della sorte, mi ero appena comprato pure il telefonino nuovo, buono pure per
navigare su internet – a velocità lumaca, ma è sempre meglio di niente – e subito
dopo, nell' arco di quattro giorni, mi sono ritrovato senza cavallo: licenziato senza
motivo. viste le futili divergenze con il boss dell' azienda. Grazie Bea. A buon
rendere.
E, grazie a Dio, l' angelo custode che mi venne affidato tirò fuori l' asso della manica.
In breve, rispondendo ad un annuncio, mi ritrovai a lavorare come “gorilla” a bordo
di una nave crociera. Non il mio lavoro, ma un' esperienza interessante e
particolarmente remunerativa, seppure a carattere unicamente stagionale. Un
ambiente suggestivo. Oggi sei nel porto di Genova, domani in quello di Palermo, tra
due giorni nuovamente a Genova e Così via. Eravamo solamente in due, della
security ad occuparci della sicurezza di una nave da tremila persone. Incredibile. Con
una tuta paramilitare recante i fregi dell' azienda e la scritta SECURITY in bella
vista, quando la nave era ormeggiata facevamo i dobermann di guardia alle rampe d'
accesso alla nave, controllando il flusso di traffico dei turisti e dell' equipaggio che
volevano imbarcarsi; in navigazione non facevamo altro che cazzeggiare per il
traghetto, parlando del più e del meno e gironzolando tra un ponte e l' altro,
fermandoci a chiacchierare con la gente dell' equipaggio e con turisti che chiedevano
informazioni riguardo al viaggio. Nesun problema con il mare, nessun malore. Solo
fatica e divertimento. Come quando nel cuore della notte, ci recavamo sul ponte di
comando e, tra le luci spente per non disturbare la visuale del binocolo che scrutava l'
orizzonte, c' era una Luna maestosa che ci tracciava la rotta e la strada maestra
dinanzi a noi. Bellissimo. Avevo sempre sognato di vedere il posto di comando di
una grande nave: desiderio esaudito, realizzato. Grazie, Dio...
Al mio ritorno a terra, finito il periodo di lavoro, ebbi modo di riabbracciare mia
moglie e la piccola Michela che, indispettita dalla lunga attesa senza poter vedere suo
padre, mi guardò con sospetto prima di farsi riabbracciare e coccolare con affetto.
Gli incubi del serpente tornarono a soffocare la mia pace interiore, generando panico
e seminando scompiglio nel mio inconscio. Sentivo scorrazzare orde barbare di Unni
e Mongoli bruciare tutto quello che trovavano nelle profondità dell' anima, e la vile
serpe serrava le sue spire intorno a me. Lo odio, per la malvagità gratuita che
fuoriesce dalle sue spire, per la sua voglia di farmi del male. Io lo conosco già, quel
demone, seppure si rifiuti di rivelare il suo nome con chiarezza e di gettare al vento la
maschera semitrasparente che offende la mia memoria sempre più labile. Perchè tanto
orrore? Come mai tale orrenda bestia imperversa nei miei incubi, con tale atroce
regolarità? Esiste fondamento per mistificarne l' orrida presenza? Signore, aiutami.
Oltre l' orrore riesco a scorgere l' aratro, l' incudine ed altri attrezzi da lavoro,
circondati da un' aura triste e tenebrosa quasi a voler svelare un punto interrogativo
costante e tenace, ossessivo e martellante. La paura è grande, si accavalla e diventa
orrore, vedo mani putride sbucare dal terreno ed ergersi al cielo come crudeli lapide
viventi che si stagliano nel nero di un cielo falso. La mia carne trema di terrore, il
puzzo innaturale di putrescenza mi scaglia lontano sulla base di capricci di un' entità
orrida e crudele, della quale io sia il gomitolo e lei un tremendo, mostruoso felino.
Una chimera senza pietà che mi attacca costantemente, con incedere marziale, i cui
occhi senza vita mi fissano con l' arroganza di chi si vanta dell' impunità. Mi specchio
nell' orrore e non riesco a combattere, atterrito dallo strisciare inquieto del rettile, non
pago ancora del male che riesce a farmi e che brucia tutto ciò al di sotto delle proprie
orribili squame. Sento lo strazio delle mie ossa, triturate in una turbina di sangue e
gelo. Lo sento compiacersi della sua nocività estrema, lo temo e mi rende nudo, senza
difesa, impotente davanti a sè.
L' angoscia della fuga, come topo che fugga inseguito dal serpente tra l' erbacce
incolte, con il primo che ansima terrorizzato nel vaticinio della propria fine. Le
tonalità del terrore vanno saturandosi in gradazioni inconcepibili, non riesco a trovare
scampo nemmeno nella fiera lotta contro il mostro, data la disparità delle forze in
campo, e con le armi di cui dispongo trasformarsi in cartone bagnato. Perchè questa
inquietitudine senza ragione? Cosa ho fatto per meritarmi questo? Purtroppo non mi
rimane il tempo per riflettere che vengo fagocitato all' interno dell' orrore. E dire che
nella mia fantasia ho sempre associato la figura del drago a valori tutto sommato
positivi, quali forza, saggezza e grandiosità. Niente di ciò riesco a trovare nel mio
terribile avversario, anzi, predatore; sarà anche perchè è più serpente che non drago,
nelle forme e negli striscianti richiami ancestrali, nella cruenza dei suoi attacchi
roboanti a danno del mio sonno.
Pare quasi di trovarsi in mezzo all' Apocalisse, ma qui ho la triste sensazione di
essere rimasto l' ultimo uomo sul campo a combattere, per di più sapendo che non
arriveranno i rinforzi a serrare le fila. Tutto ciò di buono che sento nel cuore viene
osteggiato da un sorriso malvagio, che scortica e taglia la pelle in tanti cubetti triturati
in parti infinitesime. Intorno a me solo desolazione. Ortiche e rovi, alberi secchi e
piante morte, acqua stagnante e fango di palude. Cielo viola e grigio che non lascia
una fessura di sole, vento che spezza le ossa e scaraventa a centinaia di metri ad ogni
capriccio. E' un inferno. Tutto è volgarità che offende la mente, ogni cosa priva di
vita acquista vigore e ti fissa penetrando le tue pupille esterrefatte. Si ode una tromba
che emette suoni gracchianti e stridenti, come a beffarsi di me.La terra che si mischia
al fuoco in un improbabile danza di elementi, miscele di combustibili che si
abbracciano sotto la spinta del vento e danno luogo a terribili combustioni che rubano
il poco ossigeno nell' aria, ammesso che sia presente. Ne dubito. Faccio una fatica
tremenda a respirare. Il cielo viene squarciato come carta velina dai balzi della bestia
che, logica vorrebbe, dovrebbe solo strisciare, data la sua natura di rettile. Ma nella
cabina di regia degl' incubi la ragione viene anestetizzata per liberare i demoni dell'
angoscia e le paure che non conosci.Non c' è animale vivo, solo carogne in
decomposizione probabilmente vittime innocenti del serpente crudele. Ma non mi
arrendo. Se m' ingoierai, le mie mani ti strapperanno lingua e palato, gola e
ghiandole, prima di finire nel tuo stomaco. Sarò il boccone più indigesto della tua
orrida esistenza. Non ho più niente da perdere.
E proprio quando giunge il momento più tremendo... mi risveglio in un bagno di
sudore, convincendomi a fatica che si trattasse solo di un incubo. Il torpore che grava
sulle mie braccia tradisce la surreale sensazione di essere stato lacerato dalla orribile
nemesi che imperversa nelle brughiere notturne dei miei riposi onirici. Non mi basta
guardarmi intorno, a conferma di essere tornato nel mondo reale, toccare oggetti che
mi zavorrino in questa dimensione in luogo di quella spaventosa appena visitata. Solo
la vista di mia figlia che dorme beata mi riesce a rasserenare.
Ma una fata mi viene in soccorso.
-”Adesso basta con questa tortura. Non puoi andare avanti così. Dobbiamo fare
qualcosa.”-
-”E cosa ci vuoi fare, Artemisia?”- le chiedo rassegnato.
-”Ho parlato con la Diana e pare che conosca una vecchietta che toglie il malocchio
e che sappia leggere le carte come nessuno, e che non chieda niente in cambio.
Forse lei ci può aiutare...”-
Le carte. Ci risiamo. E' dai tempi della Carla che non mi faccio fare le carte e
rimango perplesso.
-”Artemisia, ma è brava questa donna? Intendo a dire, oltre che sul lato umano, è
brava pure a fare le carte?”-
-”Beh, cosa ti posso dire... “- mi rispose con un filo d' ironia - “... pochi mesi prima
di conoscerti, quando non avevo nessuna intenzione di mettere in piedi una storia
con nessuno, mi lasciai condurre da un' amica a casa sua per farmi fare le carte, un
po' per gioco, e lei vide i confetti, mi predisse il matrimonio con un ragazzo “chiaro”
di carnagione e di capello, che avrei conosciuto a breve. Tu sei una testa pelata ma
saresti rosso di pelo, più chiaro di così... E poi sappiamo bene come è andata, se
siamo entrambi qui, sposati e con una bambina...”-
-”Ah, era lei allora...”- risposi ricordandomi di quell' aneddoto che mi aveva già
raccontato.
-”Ci andiamo?”- mi chiese.
-”Per me va bene.”-
La Artemisia fece un giro di telefonate per farsi dare il numero e, in breve, riuscì a
prendere appuntamento.
Mi ricordo il timore reverenziale, la timidezza e la curiosità che non sentivo da anni,
già davanti al portone di quella anziana donna, così buona e adorata da tutti.
Mi lasciai ovviamente precedere dalla Artemisia, che poteva vantare un minimo di
conoscenza in più sufficiente ad introdurmi nella conversazione.
-”Tu sei un ragazzo molto buono. Lo sento.”- mi disse quella signora lusingandomi.
Le risposi arrossendo: -”Lei è troppo gentile con me...”- ma le sue parole mi fecero
un piacere immenso.
-”Qual' è il problema?”- c' interrogò sul motivo della nostra visita.
La mettemmo al corrente di tutto ciò che mi tormentava, dalla mancanza di lavoro ai
terribili, nefasti incubi che mi affliggevano, passando per alcuni dolori inspiegabili al
ginocchio, che mai mi aveva dato problemi in passato.
Lei ascoltò con attenzione ogni parola, quindi mi sottopose ad alcune verifiche rituali.
-”Figliolo, qualcuno non ti vuole bene affatto. C' è una donna del passato che ti odia a
morte. Ed ha scomodato il mondo dell' occulto per darti del filo da torcere. Ha fatto
un patto con il diavolo, concedendosi di dannare la propria anima pur di farti del
male. Qua c' è il demonio che blocca la ruota del lavoro, per impedirti di trovare un
impiego stabile;questa è una delle fatture più potenti mai viste, è chiaro che si è fatta
aiutare da qualche strega più esperta di lei.”-
-”Lei chi?”- chiesi inorridito da quanto appena sentito ed in cerca di conferme
riguardo ad un piccolo grande sussurro che la mia mente stava accogliendo.
-”A sentir le carte, questa disgraziata deve essere una tua ex ragazza di qualche anno
fa, piena di astio e voglia di nuocere, dall' animo malvagio e pazza, completamente
fuori di testa. Ha capelli biondi e non si vuole rassegnare a far parte del tuo passato,
desidera solo rovinarti l' esistenza.”-
Ahi... Può essere solo Jenny la strega in questione, visto che con le altre sono rimasto
in ottimi rapporti e siamo amici tuttora. Bastarda. Guarda un po' fino a che punto ha
osato arrivare, quella maledetta. E dire che l' avevo perfino cancellata dal mio
cervello, dopo tutto quello che mi aveva fatto. Che se ne vada all' inferno. Cosa
probabile veramente, se si è venduta l' anima...
Chiesi: -”E gl' incubi? I dolori?”-
Mi rispose la vecchietta: -”E' sempre lei a causarli, con i suoi attacchi occulti.”-
Sapevo che lo avrebbe detto.
-”Ma si può fare qualcosa per neutralizzarla? E' possibile?” -
-”Tranquillo, la fattura la rispediamo al mittente a quella pazza. Tu pensa solo a
rifugiarti nella preghiera in Dio e scivolerà una barriera invincibile a proteggerti.
Ricorda, qualcuno disse: male non fare, paura non avere.
E dopo le sue parole, seguite dal rito di purificazione, mi diedero un grande sollievo,
spazzando gran parte di quella inquietitudine.
Ogni tanto guardavo la Artemisia, come a volerle comunicare hai visto cosa mi ha fatto
qulla troia?.
Al momento di salutare l' anziana signora, la ringraziai con tutto il cuore per l'
immensa felicità che mi aveva restituito. Mi aveva dato tanto.
Abbracciandomi mi raccomandò di farmi rivedere a breve per verificare che quella
balorda innominabile avesse o meno cessato i propri attacchi occulti.
Ed in effetti...
Per oltre un anno dovetti tornare da quella straordinaria signora, per ripetere le stesse
cose e, affiancato dall' aiuto profondo di un sacerdote della mia parrocchia, riuscii
finalmente a venirne a capo.
Questo mi diede vigore sufficiente per saltare sulla macchina e correre in direzione
della indemoniata vampira che in questi anni aveva tentato di minare persino il mio
innocente mondo. Forse l' avrei uccisa, come un cavaliere che lascia abbattere la lama
della sua spada sopra una demoniaca creatura. Ma era un ipotesi dettata solo dalla più
che legittima rabbia, più che dal cervello.
Non mi sarei sporcato le mani. Non l' ho fatto mai e non era il caso di cominciare
adesso. Rovinare la mia vita per colpa sua? E allora avrebbe vinto lei... No, ma se la
vedessi, le direi di non provarci mai più, altrimenti...

(CONTINUA)

NEL MIRINO DEL DIAVOLO - CAPITOLO 67



SPERIAMO CHE SIA FEMMINA

La gioia di vivere è attendere l' arrivo di un figlio a pochi mesi dalla nascita. E ancora
maggiore se verrà una fanciullina, come pare che sia. Sì, adesso conosco anche il suo
sesso, grazie alla penultima ecografia, quella del 16 Ottobre scorso, e posso già dirvi,
in virtù di questo, che si chiamerà Michela e sarà la cocca di mamma e papà, e aprirà
la strada all' arrivo altrettanto gradito di un fratellino od una sorellina tra qualche
anno.
Per la Artemisia era indifferente che fosse maschio o femmina (“...speriamo solo che sia
sano, ovviamente...”) ma io, in cuor mio, avevo una netta preferenza per quest'
ultima.
Magari sarà perchè da sempre si sente dire che le fanciulle tirano verso il padre più
che verso la madre; sarà perchè, “Complessi di Elettra” a parte, quell' innata e
naturale dolcezza delle femminucce, così intrigante e coccolabile, è assai più difficile
da ritrovare nella natura dei maschietti.
Magari sarà anche quel volersi mirurare nel ruolo di genitore con un mondo ed un
contesto diametralmente diverso da quello in cui si è cresciuti (insomma, una
inconscia propensione nel volersi complicare la vita) sta di fatto che ... per mia
fortuna sono stato accontentato!
Già me la immagino, sarà una discolaccia, combinerà guai a ripetizione e farà dispetti
in quantità industriale, un terremoto spaziale in grado di combinare tantissimi pasticci
e disastri assortiti. Ci saranno i momenti in cui la inseguirò come fa Paperino con i
suoi nipoti nei momenti di collera, ma sarà infinitamente maggiore lo spazio dedicato
alla tenerezza! Difficile mi è anche raccontare e farvi percepire quanto frenetiche
furono le ore immediatamente precedenti e successive alla nascita.
A sentire quello stronzo del primario di ginecologia (che il cielo lo maledica e lo
strafulmini, con tutti i soldi che si è mangiato mi auguro che ci si strozzi!) avremmo
dovuto stare del tutto tranquilli, che tutto stava andando nel migliore dei modi. Salvo
accorgersi da parte di quella poverina della Artemisia, di un repentino ed eccessivo
aumento della pressione sanguigna, che stava schizzando a mille. In quel periodo la
voravo come geometra di cantiere per una ditta di termoidraulica che aveva cantieri
sparsi tra Lunigiana e Versilia e sentirla accompagnare all' ospedale prima del
previsto, mi fece dimenticare di maledire il principale per le quattro, cinque ore di
straordinari non pagati, precipitandomi a toccare con mano la situazione. Ora, pensate
che vi cambi poco la giornata sapere che vostra figlia nascerà tra qualche ora, in
anticipo di un mese esatto sui tempi di consegna della cicogna? Personalmente ne fui
assai sconvolto, pensando di dover sbrigare in un paio d' ore quello che avevo
preventivato di sistemare in più settimane. Ma almeno la puoi stringere tra le tue
breccia prima ancora del previsto.
(CONTINUA)

NEL MIRINO DEL DIAVOLO - CAPITOLO 66



ISTE LOCUS TERRIBILIS EST!

Non prendersi troppo sul serio è proprio l' unica cosa al mondo che non si può
permettere di fare chi si appresta a varcare la soglia della chiesa il giorno del proprio
matrimonio. L' anello nuziale che ti sei provato nemmeno un mese fa ti ha lasciato
una scottatura a ricordarti quell' immane calore sull' anulare sinistro; te lo ricordi
com' è salita la temperatura, in quella zona circoscritta e minuscola del tuo corpo,
durante quella piccola straordinaria anteprima di matrimonio? Guardandoti in faccia
direi proprio di sì. Sembrava rovente, quel povero ditino sembrava infilzato in uno
spiedino sopra la griglia del barbecue di ferragosto.
Eccoci qua. Ora siamo in onda, in diretta, spettacolo unico. E non si replica, Dio
volendo, se non sui tasti play e rewind del videoregistratore di chi monterà il filmato
semiprofessionistico della nostra cerimonia; l' avevamo chiesta pure noi la
videocamera, nella lista di nozze, con opportunismo tipo Paolo Rossi davanti l' area
di rigore durante i Mondiali di Spagna dell' 82, ma l' invitati scelti per tale regalo se la
presero talmente comoda che i soldi per l' acquisto della videocamera non sarebbero
arrivati prima di una settimana dopo il nostro rientro dal viaggio di nozze.
C'est la vie. Che cervelli geniali. Se ci avessero regalato pure la macchina del tempo,
magari avremmo potuto avere pure un film-ricordo della luna di miele, invece di non
poter rivedere neppure un misero fotogramma del viaggio più bello della nostra vita...
Va beh, ci arrangeremo con le foto, non facciamo i drammatici, in fondo è già una
fortuna riuscire a sposarsi, in questi tempi pieni di tasse, balzelli e precarietà. Tu ne
sai qualcosa.
Nessuno mi getterà una fune dall' elicottero per trarmi in salvo, e neppure lo vorrei,
dato che è da una vita che voglio mettere su una famiglia tutta mia, di sani principi e
senza stranezze assurde come quelle che mi hanno accompagnato fino ad ora. Niente
elicotteri di salvataggio, quindi, altrimenti userò quella batteria di missili anti-aerei
che ho fatto installare da un mio amico dietro il campanile. Non voglio scherzi.
Non ci sarà un' irruzione di amici scapoloni vestiti da incursori della Marina o da
teste di cuoio britanniche armate fino ai denti che gridano all' unisono “tutti fermi”.
Nessuno si tatuerà sul corpo la planimetria della chiesa per un' evasione in grande
stile. No. L' ho appena spiegato. Io amo la Artemisia. Questo matrimonio s' ha da fare.
Sul mio vestito ci sarebbe parecchio da dire, tanto che sembro un pinguino fuggito
dalla banchisa polare, ma qualcuno mi ha detto che, per qualche strano ed
inspiegabile motivo,non ci si può sposare in mimetica od in tuta da da ginnastica e
scarpe da tennis. Ho provato a convincere il parroco, credetemi, ma per quanto aperto
ad innovazioni di ogni tipo, c' è stato poco da fare.
Tornando al mio abito, c' è da aggiungere che è stato un vero e proprio capolavoro.
Sì, ma dal punto di vista economico, nel senso che ho fatto salti mortali tipo
trapezista del circo per trovare roba di qualità facendo unico affidamento sull' esiguo
e scarno budget affidatomi dai miei vecchi tirchiacci.
Ergo, posso dire fieramente che aspetto ancora una laurea honoris causa da parte
della Bocconi, dato che per miracoli sono stato superato solo da Gesù nella
moltiplicazione di pani e pesci (lui ha vinto al foto-finish!)
Bello poi pensare che, mentre io me la sono cavata con un completino tutto sommato
discreto, con abito, camicia e gilet acquistati in un negozio in zona mercato a
Viareggio a non più di quattrocento euro (mentre per le scarpe mi sono egregiamente
arrangiato comprandole dalla cesta di un centro commerciale a Massa, evitando di
pagarle il triplo altrove!) lei, mammina per amor di contrasto o per spirito di
compensazione, ha badato bene di affrancarsi da tale bottega per acquisire ben più
nobile - e costoso, aggiungerei – vestito alla boutique di Bianchini, a Massa. E questi
non è certo celebre per l' economicità dei propri vestiti, non ci va chi vuole tirare sul
prezzo o risparmiare sulla spesa finale...
Due piccioni con una fava. Sposo la persona che amo ed evado dalla mia
prigione domestica, che peraltro non sento più casa mia da quando avevo tre,
quattro anni, quando ho spesso di ciucciare la nitroglicerina dal biberon. Senza
troppi rancori, ma ho già dato, adesso basta così. Addio, Baia degli Squali.
Ventisei anni di questo carcere, al giorno d' oggi non li fanno scontare nemmeno
agli ergastolani...
Metereologicamente parlando ci è andata più che benone, considerando le
catastrofiche previsioni che davano per scontate per il gran giorno, con il colonnello
dell' Aeronautica che segnalava un anziano signore in procinto di costruire una
grande arca di legno con tante coppie di animali diversi in paziente attesa. Esagerati.
Vero, c' è qualche nuvola, ma pensavo peggio. Non piove e non pioverà, ed è una
gran cosa, dato che “sposa bagnata, sposa fortunata” in realtà non piace a nessuno e
viene accolto con scarso fair-play da chi s' inzuppa fino al midollo mentre esce dalla
cattedrale.
Ma la musica dell' organo comincia a sovrastare le note della fisarmonica di paese,
per poi arrestarsi d' improvviso e lasciare la parola al sacerdote che fischia l' inizio
della partita. Non un frate, ma ben tre. Perchè tanta abbondanza? Semplice: uno è il
prozio paterno, uno è quello materno ed uno è il cugino di suo padre. Così, per non
fare torto a nessuno, non ci facciamo mancare proprio niente...Suona la marcia
nuziale ma in questo momento potrebbero mettere su pure la Fanfara dei Bersaglieri e
tanto non me accorgerei nemmeno. Sono paralizzato. Ma ci sono anche i miei nonni
defunti ad infondermi coraggio nel cuore. Non c' è dubbio che ci siano pure loro tra
gl' invitati, pur se “invisibili”.
Li guardi tutti, mentre vai verso l' altare, stretto nella morsa di tua madre che somiglia
molto più ad un maresciallo dei carabinieri che ti sta arrestando e portando in
caserma, piuttosto che condurre all' altare.
Riesci a vedere anche le ragnatele rinascimentali (nel senso che lì non ci puliscono
dal Rinascimento o, peggio, dal medioevo) tra le colonne delle navate, come una
formica infaticabile che porta sulla schiena il suo chicco di mais, quando la marcia
nuziale ti carica sulle spalle regalandoti un biglietto di sola andata per il matrimonio.
E' un po' come il giuramento da militare, solo che qui t' impegni ad essere fedele ad
una donna invece che alla bandiera; ma è bello, tanto bello, al punto che viene da
chiedermi il perchè di tutte quelle facce così serie, nemmeno fosse il plotone d'
esecuzione di Saddam Hussein. La tensione? Ma noooo.... Se andiamo a logica,
dovrei essere io quello più nervoso e invece...
Invece è proprio così, cazzo. Solo che non voglio darlo a vedere. E che cavolo. Un
minimo di dignità ci vuole, eccome. Lo sguardo curioso del parentado mio e suo non
mi turba più di tanto, semmai sento la sana agitazione del collaudatore che si appresta
a mettere in moto per la prima volta il congegno appena fabbricato con le sue mani e
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desideroso solo di essere azionato. Oggi è il giorno della raccolta, dopo tanta semina
nei campi.
Guardo la Artemisia e si capisce che in quanto a emozione e nervosismo non è seconda a
nessuno, siamo più o meno agli stessi livelli. Il suo è un sorriso tirato, come quello
degli animali imbalsamati, con tutto il carico dei preparativi e lo stress che corre da
ben più lontano della vigilia e che ancora non si è tolta di dosso. Va bene, tanto ormai
ci siamo. Con tutta l' emozione che potete immaginare (e magari anche un po' di più)
m' incammino verso la meta, fissando il grande Crocifisso ligneo che impera con aria
severa ma paterna tra l' abside ed il coro. E la temperatura sale. Molto di più dei
venti, ventidue gradi reali della giornata, altro che prova della fede nuziale in
gioielleria: tutta un' altra cosa. Mi sento la Torcia Umana !
Ta – ta - ta - ta... Ta – ta - ta - ta...
Il mio cuore mitraglia a raffica, senza soluzione di continuità. Ho ripassato
mentalmente nei giorni scorsi, proiettando mentalmente questo momento benedetto in
un punto immaginario che mi consenta di osservare da una posizione privilegiata
ogni margine di errore.
Come un allenatore di una squadra di calcio che trascorra il pomeriggio visionando al
videotape i nastri delle squadre avversarie, studio maniacalmente ogni cosa da fare,
come un asceta orientale alla ricerca della via della perfezione.
Un training autogeno che, come il Luminol della polizia scientifica che riesce a
catturare le tracce di sangue normalmente inaccessibili all' occhio umano, mi aiuti a
scovare le sbavature e le imperfezioni relative ai preparativi più importanti della mia
vita; il tutto che tenda a controllare nella maniera più adeguata possibile quell'
immenso patrimonio di tensione che farei volentieri a meno di avere.
Questo momento...terribilis est! Lo capisco dalla fatica che faccio nel respirare,
nonostante non ci sia traccia di umidità nell' aria e la giornata tutto tranne che afosa.
Sono felicemente nervoso, pervaso di quella sana agitazione che ti sprona a dare il
meglio di te, di quella grande pignoleria che altro non è che un laborioso controllo di
qualità, un laboratorio a cielo aperto in continuo movimento. Cerco di rassegnarmi al
fatto che le emozioni non si possano sottomettere come un cucciolo alla scuola di
obbedienza per cani: non si può costruire una diga per incanalare o deviare il flusso
di sensazioni, non esiste modo o maniera per diminuirne la portata o per salvarsi in
caso d' inondazione. Dominare me stesso e stare tranquillo diventa all' improvviso
tremendamente duro. Un' impresa.
Basta che uno degl' invitati mi sorrida o mi fissi un po' più a lungo del necessario (o
di quanto io abbia messo in preventivo) che tutto questo mette in moto la mia
agitazione.
Mi sforzo di trovare la pulce in mezzo ad un esercito di cani randagi, come un
computer che sfrutti modelli matematici e calcoli complessi
ma... le emozioni non si possono anticipare. Non posso cercare di eliminare il mio
batticuore come se mi esercitassi a battere i calci di punizione in allenamento.
Sarà perchè ti amo, come dice la canzone. Ti guardo e sono ben felice di averti al mio
fianco, condividendo il piacere e le fatiche del momento più importante della nostra
vita e senza dover dividere con nessun altro il tuo amore.
Tutto è pronto, si parte. Suo zio Marco (che in veste di frate chiameremo “Padre
Eugenio”) si rischiara la voce con un colpo di tosse che minaccia d' inondarci di
catarro e, recuperato almeno parzialmente il controllo delle corde vocali, lo starter dà
il via all' inizio della cerimonia.
L'odore di sacralità permane mille volte di più che durante una messa “standard”, l'
impatto dell' incenso sulle mie narici mi porta ad un moto di comprensione nei
confronti del vampiro colpito a morte dall' acqua santa, mentre l' innaturale presenza
di fiori eleva alle stelle la sensazione di trovarsi ovunque tranne che proprio là.
Mentre la Artemisia si mantiene composta nelle sua veste candida di sposa perfetta e
gestisce il suo nervosismo molto meglio di quanto non riesca a me (è talmente ferma
e composta che, se fosse affiancata da una statua, quest' ultima sembrerebbe un
Mulinex!) io impugno il libretto della messa, frutto di un pomeriggio di moccoli e
bestemmie blasfeme davanti alla tastiera del computer : vuoi per seguire i passi della
cerimonia, vuoi per smorzare l' attesa del momento cruciale, nemmeno ho cominciato
a sfogliarlo che... Mi viene un infarto!
Sarà la suggestione, ma mi è appena parso di aver letto... ma no, non può
assolutamente essere, dài che ti sei sbagliato: l' emozione tira brutti scherzi e pure la
vista ne risente.
Quindi mio rimetto a leggere più accuratamente e - porcaccia di una troia – le parole
non cambiano.
Ahimè, restano sempre le stesse. Ecco uno tsunami di letame in arrivo.
Dopo i primi preamboli, nei primi passi della liturgia, c' era testualmente scritto: “...
confesso che ho molto peccato CAZZO”
Porco cane. Accidenti a me. Che figura di merda. So anche come deve essere
successo, conosco la dinamica dei fatti. Siccome ho quella maledetta abitudine,
durante la battitura di testi piuttosto lunghi, di ripetere tra me e me la parola che
dovrò scrivere quasi a volerla consolidarla nella memoria ed, essendomi lasciato
andare più volte in orribili e tristi turpiloqui per via della immane lunghezza della
liturgia da riportare per intero, beh... Qualcosa è rimasto per iscritto. E poi dicono che
“Verba volant”... Stavolta è pure rimasta! Questo è quello che succede quando si va
di fretta e non si rilegge per bene quello che si è appena scritto. Proprio una figura di
cacca, non c' è che dire
Oddio, sto male! Mi sta venendo anche sete, tanta che berrei pure l' acqua dalle
ampolle dei fiori della chiesa, come farò a sopravvivere a questa immonda figura,
indegna candelina sulla torta? Domani sulle locandine dei giornali scriveranno
“scrive CAZZO sul libretto del proprio matrimonio: scomunicato e giustiziato dalle
guardie svizzere del Vaticano”.
Speriamo che non se sia accorto nessuno, in fondo molti vanno a memoria, magari
non ci faranno neppure caso a questo piccolo incidente di percorso. Si deve notare per
forza?
Infatti. Proprio secondo logica, lo avevano già letto tutti, a giudicare dal fragore delle
risate sottofondo che sentivo alle nostre spalle a dalle occhiate cattive che mi
lanciavano i frati. Pazienza. La frittata è fatta!
Povero me. Chissà come sono incazzate le suore, suo zio frate - che ci sta sposando –
e che ogni tanto provo a scrutare nell' enigmatica espressione del volto, pare quasi
volermi prendere a sculaccioni come un moccioso che l' ha appena combinata grossa;
lo giuro, è stato un errore in buona fede, mica altro! E pensare che Suor Guendalina
mi aveva chiesto di portarle una copia del libretto, come ricordo del matrimonio:
prima sarà meglio usare il bianchetto sopra la parolaccia, oppure ci sta che le piaccia
di più l' originale, chi lo sa.
Anche la Artemisia deve essersene accorta, dato che l' hanno letto anche i ciechi: guarda
come sta zitta, poverina, mogia mogia dalla vergogna, conoscendola vorrebbe essere
la donna invisibile in questi frangenti. Come darle torto?
Non pensiamoci più, proviamo a concentrarci sul significato spirituale di questo
evento che maniera radicalmente la mai vita. Sulla stessa lunghezza d' onda doveva
essere sicuramente pure Mirko, mio testimone insieme alla sua fidanzata Patrizia,
perplesso e sconcertato, non trovava meglio da fare che sussurrarmi perplesso: -”Oh,
ma hai visto cosa c' è scritto lì?”- al quale rispondevo seccamente con un
seccatissimo e perentorio -”Sta' zitto, non rompere i coglioni, che l' ho già visto da
solo!”-
Beh, a parte questa legittima ma impertinente ed inopportuna osservazione
sdegnosamente rispedita al mittente, comincia la messa.
Quel briciolo di silenzio mi sembra lungo quanto e più della nascita del mondo. Meno
male che non devo parlare – non ancora – perchè altrimenti pronuncerei ogni parola
con quella vocina acuta e stridula quasi m' avesse morso una tarantola velenosa.
Poi la concentrazione torna in cabina di regia e prende possesso dei comandi, con
aumento del senso di quiete e rallentamento del battito del cuore.
Suo padre era impeccabile. Sembrava un po' un padrino di Cosa Nostra alla Robert
De Niro, un po' Al Pacino in Scarface, ma con l' aria afflitta di un impiccato sulla
forca.
Con la radiocronaca di Bruno Pizzul sottofondo, si arriva al momento più decisivo di
tutta una vita, con un po' di magone e con il cuore in gola.
Stordito e perplesso dagli assordanti e commossi singhiozzi alle mie spalle di mio
padre (invece mia madre si fregava le mani dalla soddisfazione mormorando qualcosa
del tipo era l' ora, finalmente si toglie dai coglioni) e le mie sorelle che ballavano la
Macarena dalla gioia di potersi spartire il pur esiguo spazio che lasciavo loro,
riuscivo a trovare la voce, impostata con tono e timbro adeguati – ed anche questa era
una delle mie preoccupazioni! - per dire le parole più importanti degli ultimi
ventisette anni. Soddisfatto per aver fatto la mia parte senza sfigurare, tiro un gran
respirone di sfogo passando seduta stante la patata bollente a quella che d' ora in
avanti sarà mia moglie, la Signora Rossi. Non una delle tante, ma l' unica. La mia.
Curiosamente, con l' emozione che le impediva di aumentare quel filo di voce che
costringeva tutti a sforzare alla grande il proprio udito per cercare di percepire
correttamente quello che stava dicendo la sposa, non riusciva a raggiungere quella
tonalità solitamente squillante e prodiga di decibel in grado di massacrare i miei
poveri timpani. Invece stavolta ci sarebbe voluto un microfono, un megafono, un
amplificatore, che cazzo ne so...
Ecco, pensavo, vai sicuro che è tesa e nervosa per via di quella storia della parolaccia
scritta sotto l' atto penitenziale, come minimo me la rinfaccerà per tutta la vita!
Sto per sposarla e già devo inventarmi qualcosa per farmi perdonare. Ci penserò al
momento opportuno, comunque. Intanto ti sposo.
“Io, Raimondo, prendo te, Artemisia, come moglie e prometto di amarti per sempre,
nella buona e nella cattiva sorte, nella gioia e nel dolore, in salute ed in malattia e
giuro di amarti ed onorarti finchè morte non ci separi.
Lei ricambia solennemente la stessa promessa (con quel filino di voce di cui
parlavamo prima) e suo zio frate, sacerdote officiante, sigilla il tutto con le parole più
severe e responsabilizzanti che si possano sentire: -”Vi dichiaro marito e moglie. Che
nessun uomo osi dividere ciò che Dio ha unito.”- Bello. Ti fa tremare, t' inchioda ma
è la cosa più bella da sentire quando ci sia ama. E' un concetto grandioso in tutta la
sua accezione, per l' immenso carico spirituale cui rimandano e rimbalzano
penetrando nelle pieghe dell' anima, estremamente esplicativo del rapporto tra divino
e le umane cose. Tante volte qualcuno si fosse dimenticato chi comanda.
Peccato che le fedi fossero state legate al cuscinetto con eccessiva accuratezza,
amomente ci sarebbero voluti un fabbro o le cesoie dei pompieri per sciogliere
quei nodi...
E' fatta davvero. Possiamo baciarci davanti al fotografo e tutto il resto del mondo, tra
gli applausi scroscianti di tutti gl' invitati.... E vaffanculo, per oggi, a quella piccola
gaffe della parolaccia inserita nei sacri testi per errore e superficialità in buona fede.
Quando venne scritto il mio destino, indubbiamente venne sottolineato tre volte
questo magnifico giorno. Una metropoli piastrellata di emozioni, una moltitudine di
edifici con vetrate cristallizzate attraverso piccole e grandi percezioni buone e meno
buone: tutto mi passa avanti in pochi secondi senza vedere altro. Finita, meno male,
la vecchia vita.
E prendendo la Artemisia per mano, nemmeno lo sfolgorare del paradiso riesce ad essere
altrettanto luminoso come quel sano, straordinario, abbagliante torrente di luce.
Merito suo al cento per cento la mai salvezza, il mio infrangere la gabbia che mi
strangolava da quando nato. E... basta, va bene così.
Sono appena sbarcato su di una nuova terra e non penserò mai più a tutto il resto. L'
unico timore che lascerò permeare nel mio cuore sarà quel dubbio sul come
difendermi dal rituale lancio di riso.
Ci troverò il Gladiatore, al secolo Massimo Decimo Meridio, a galvanizzare la folla
ed aizzarla contro di noi, urlando “...al mio segnale, scatenate l' inferno...”, con
qualche testa di cazzo che preferisca scagliarci addosso ben più duri e pesanti confetti
in luogo del riso.
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Infatti, il peggiore idiota dei suoi cugini, dopo aver accumulato in mano una dozzina
di confetti, riusciva dapprima a centrare la cornice superiore del frontone che
dominava l' ingresso della nostra piccola chiesa (scheggiando il legno) e poi riusciva
a colpire la tempia sinistra del sottoscritto, che ricambiava lanciando una terribile
maledizione azteca all' indirizzo dell' irriverente bastardaccio.
Superato l' impatto traumatico con il confetto in calcestruzzo armato e recuperata
lucidità, organizzo l' orda barbarica verso il ristorante del rinfresco nella frazione di
San Carlo Terme - una manciata di chilometri sulle colline sopra Massa – e, liberato
dall' abbraccio anacondino di quella che d' ora in avanti chiamerò “mia moglie” noi
sposi deviammo verso la base operativa delle suore di Via Cavour, dove la Artemisia
aveva fatto le magistrali. C' era da onorare l' impegno di salutare personalmente Suor
Fernanda, la preferita della Artemisia, immobilizzata a causa di un serio infortunio al
braccio ed impossibilitata a partecipare di persona alla cerimonia (era la suora che
aveva chiesto una copia del famigerato libretto!).
Foto, foto e foto, con il flash e senza, in posa e non... Ma la fame comincia a mordere,
il pancino borbotta e gli ululati lugubri da coyote degl' invitati che si udivano dalle
Apuane mi facevano ricordare alle cose terribili che possono succedere a chi lascia il
popolo affamato dai tempi della Rivoluzione Francese.
Ricordo poco del cibo, visto che mangiammo veramente poco, quasi niente, poichè
eravamo in costante movimento fra un tavolo e l' altro, per farci fotografare o per
rispondere alle solite domande. Quel poco che avevamo riusciti a metterci in bocca, a
voler essere generosi bisognerebbe dire che faceva schifo (e non avrebbe potuto
essere diversamente, essendo stato scelto da mia madre), un po' come il servizio ai
tavoli, con i camerieri che utilizzavano dei sacchetti di plastica per togliere gli avanzi
dai piatti e dai tavoli. Poi non ho mai tollerato quella pianta gigantesca di aghifoglio
sistemata da quel testa di cazzo del titolare del locale proprio alle mie spalle, a
sforacchiarmi le orecchie e la testa pelata.
Marchino era un' anima in pena, probabilmente afflitto dall' addio alle partite alla tv
del bar del Crociale insieme, ad inveire contro la terna arbitrale e le schiappe da
quattro soldi indegne persino dell' oratorio, altro che serie A...
Più volte dovetti rassicurarlo sul fatto che non stavo partendo verso Saturno e, nei
limiti del possibile, non avrei di certo dimenticato o trascurato gli amici delle epoche
geologiche. E, pure stavolta, egli riuscì a dare il meglio di sé, senza far torto alla
propria spontaneità, tirando un terrificante bestemmione giusto appunto alle spalle
dello zio frate, al quale andò di traverso un pezzo di pollo per l' occasione e che
brandì minacciosamente una forchetta unta di sugo all' indirizzo del blasfemo
peccatore, ammonendolo a rimediare con una sfilza di Pater Nostri ed Ave Marie.
Il fotografo Franco, venuto da Aulla, lavorò per ore ed ore, svolgendo alla grande
pure mansioni di autista, consentendomi di concentrare le mie attenzioni sulla mia
amatissima Artemisia, i suoi occhi d' incanto e sul tenero seme della vita che già da tre mesi germogliava nel suo grembo e presto sarebbe venuto ad arricchire ed allietare la nostra esistenza, all' inizio dell' anno nuovo.
Maschio o femmina, chissà, ma sicuramente era testimone pure questi del nostro
giuramento davanti al Signore.
Una curiosità. In questo giorno benedetto da Dio, proprio oggi, quello stesso
cellulare, che mi era stato regalato ai tempi da quella strega malefica di Jenny e non
avevo mai cambiato per pigrizia e senso del risparmio, ha smesso di funzionare. Un
segnale?
L' onda lunga del matrimonio arriva fini in camera da letto, dove i simpaticoni
goliardici non potevano mica esimersi dal lasciare la stanza disseminata di scherzi,
trabocchetti e filastrocche a tema. Una cosa importante: prima di andare a letto,
mentre l' acqua della vasca mi scorreva addosso allo stesso modo del fluire dei miei
pensieri, mi sono lasciato andare ad uno sfogo di pianto, un' energia dirompente che
ha forzato i miei dotti lacrimali per andare ad allagare la mia faccia già inumidita dal
pianto. Ma non fatevi ingannare.
Ero felice, eccome.
Non si poteva essere più felice. Le mi erano lacrime di chi è appena riuscito a fare
breccia nelle mura di una prigione ed ancora non riesce a crederci, talmente è
grandiosa la gioia della liberazione. E' la giornata delle emozioni, quello è stato l'
ultimo colpo di coda del passato, dall' infanzia in poi, lo strascico lascivo ed
inconcludente con il passato. Sono pronto per la nuova vita da dedicare alla persona
che amo.
Tutto si è trasformato d' incanto. Ed ogni cosa è bella, riluce pienamente rimbalzando
e portandosi appresso tutto ciò di magnifico che prima mi era impossibile vedere.
Anche il viaggio di nozze tra le terre placide ed illibate della meravigliosa Umbria fu
l' ennesima grandiosa dimostrazione dell' avanzato gardo di cambiamento appena
avvenuto. Viva la libertà, di vivere e di esistere.
Vacanza organizzata dalla Artemisia, e non avrebbe potuto essere altrimenti, data la sua
invidiabile verve da ape – operaia infaticabile a prova di esaurimento batterie. Non
era facile trovare un posto bello ma non caro dove trascorrere la nostra luna di miele,
ma per mia moglie nemmeno questo poteva essere un problema.
Siamo già in tre, anche se non è ancora nata la nostra cucciolina. Diego o Arianna, a
seconda del suo sesso, gli unici nomi sul quale ci siamo trovati d' accordo (a parte
Martina, in seconda battuta, per una eventuale sorellina futura). Ce la siamo portata
con noi. Per forza ed ovviamente, essendo ancora al calduccio dentro la pancia della
sua mamma, al terzo mese di gravidanza e la sua nascita è prevista agl' inizi del
nuovo anno, a cavallo tra Gennaio e Febbraio; ne sono ben felice, alla faccia di chi
non vuole i figlioli in mezzo alle scatole, rifuggendo alle responsabilità genitoriali.
Una presenza dolcissima alla quale non potrei rinunciare neanche se potessi
sceglierlo; non posso esimermi dal chiamarla spesso, soffermandomi a scandire con
dolcezza il suo nome a pochi centimetri dalla pancia di mia moglie: ci sta pure che sia
un modo per assurgere inconsciamente a quel ruolo di padre che vuole essere
ricordato per la propria dolcezza nelle sue incombenze paterne, a cavallo tra
pannolini fumanti di cacca da cambiare e pappine da preparare in cucina, oltre a
lunghe nottate insonni stile licantropo.
La bimba dei nostri sogni, quella di cui parlavamo con ingenua audacia, ma
innanzitutto con stupenda sincerità, già poche settimane dopo da quando ci siamo
messi insieme, descrivendo con minuzia di particcolari quanto sarebbe stata monella e
dispettosa la nostra creatura, non appena avesse mosso i primi passi diventando una
piccola peste. Ed ora sta arrivando. Pensiamo a lei in continuazione, anche qua ad
Assisi, dove abbiamo scelto di venire a fare il nostro primo viaggio matrimoniale.
All' insegna della semplicità ma ponendo l' accento sull' enorme spiritualità dei
luoghi sacri di Santa Chiara e San Francesco.
Offerta tra l' altro irrinunciabile, una settimana in affitto per meno di cinquecento
euro presso un piccolo residence a Passaggio di Bettona, una manciata di chilometri
da Bastia Umbria, lieto centro abitato nella quiete delle adiacenze di Assisi. Un affare
irrinunciabile, oltre che un bell' affresco da vedere!
La sento tantissimo. Come se condividessi anche fisicamente questa gravidanza con
la mia amatissima moglie, l' unica donna in grado di darmi la gioia più grande che un
uomo possa avere.
La sento qua, tra le meraviglie della Perugia medievale, accarezzando ammirato una
delle armature esposte al di fuori di un secolare negozio attorno alla piazza
principale, o tra gli affreschi di Santa Maria degli Angeli, dinnanzi alla Porziuncola
ed ovunque attorno a me, beandomi di quando, tra qualche anno potremo condurre la
nostra prole per mano per queste piazze ed esclamare sorridendo: -”Lo vedi? In questi
posti ci sei già stata (mi sento che sarà una femmina) ...”-
Anche la Artemisia si lascia incantare da quella che rimane la più bella delle suggestioni,
questo ballo euforico di attese e speranze, sapendo che presto il piccolo ciclone
arriverà a smuovere le acque.; e non fosse altro che per l' aria placida che regna sul
suo viso, si capisce lontano cinquecento chilometri quanto sia incommensurabile la
nostra gioia.
Il fatto di non conoscerne ancora il sesso avrebbe forse dovuto costituire un
problema? Un' irrinunciabile pregiudiziale in ragione della quale segnare il passo ed
arrestarsi evitando di cominciare ad accumulare il corredino dell' imminente neonato?
Nooooo... Sicuramente no.
E allora, già che siamo da queste parti è inevitabile passare per quel centro
commerciale avvistato dall' autostrada presso la vicina Collestrada, come facciamo
altrimenti a non comprare una simpatica tutina da bebè? Sì, prendiamo quella lì
bianca, nè celeste nè rosa, ci vuole neutralità; però c' è un simpatico orsetto
ammiccante nella zona del cuoricino, no?
A volte mi sento combattuto solo a proposito di una cosa, anche se taluni possono
scambiarla per una bazzecola.
Saprò essere realmente sempre all' altezza della situazione, come credo da sempre
lasciandomi prendere un po' troppo da eccesso colposo di sicurezza? Speriamo di sì.
E dove non ci arrivo io, che mi dia una mano il buon Dio.
Adesso lo sappiamo. E' una femminuccia, è ufficiale. L' ecografia ha confermato
quella mia sensazione personale, quel piccolo avvertimento lanciato dal mio istinto. Il
ginecologo, vedendomi distante per l' emozione una decina di metri dall' apparecchio
che stava scandagliando l' addome della Artemisia, mi richiamò ad avvicinarmi e,
quando gli chiesi se fosse sicuro del sesso della creatura (visto che spesso questi
medici da strapazzo prendono sonore cantonate!), un po' seccato, per dimostrare le
sue ragioni, mi regalò un bello zoom nella zona dei genitali, aggiungendo un ironico
“soddisfatto adesso?”.
Ovvio che sono soddisfatto. Sta arrivando la mia piccola Arianna, e sono allegro da
impazzire, desideravo una bella fanciulla e sono stato accontentato. Thank you.
Quanto è bello... Io ci provo anche a raccontarvelo ma è ancora più meraviglioso di
quanto le parole che vi faccio rimpallare nell' immaginario possano rendere l' idea.
Ho scoperto che esistono luoghi ancora più belli del Settimo Cielo, l' ho visto e
toccato, esplorandolo a fondo e con scrupolo quando la Artemisia m' ha fatto presente,
per telefono, con estrema assassina disinvoltura, che l' esito degli esami specialistici
avevano appena confermato l' esito positivo del test di gravidanza.
Momento curioso, dato che in quell' istante stavo trattando con un mercante il prezzo
di un oggetto da comprare al mercatino dell' usato e... Mondo gatto, ma ci ho sentito
bene? Pare che diventerò papà in men che non si dica!

(CONTINUA)

NEL MIRINO DEL DIAVOLO - CAPITOLO 65



MATRIMONIO

Porcaccia troia, ti pareva... Quei due geni di mammina e papino mi hanno
lasciato due righe di avvertimento (e già questo sarebbe un fatto di portata
storicatale da organizzare un seminario sulla comunicazione tramite
ideogrammi sumeri al tempo nostro) in sui riuscivo – non senza fatica – a
decifrarne il senso, arrivando a toccare tutte le sfumature della rabbia,
attestandomi sull' incazzato nerissimo. “Siamo andati a lavare la macchina alla
fontanella a Tonfano.”
Aaaah! Ma come? Io mi devo sposare tra poco più di due ore, la chiesa del
matrimonio si trova ad almeno quindici chilometri buoni buoni da qui e sono
ancora in pigiama , con il mio abito da cerimonia sotto chiave nella loro
maledettissima stanza. Mi sono perso qualcosa strada facendo? Non potevano
lasciarmi almeno la gruccia del mio abito attaccata alla maniglia della finestra
del soggiorno? Era un' azione troppo intelligente per essere concepita da quelle
primitive menti unicellulari? Niente da fare. Solo in casa e costretto ad
aspettare, fino all' ultimo, i loro comodi, finchè quelli stupidi primati tornano ad
aprire la porta. Moccoli, parolacce e tutto il resto, a forza di sacramentare
azzerai totalmente il bonus di spiritualità portandomi, povero me, ad un deficit
di meno cinque sulla percentuale di preghiere da recitare per la remissione dei
peccati. Giuro fui sul punto di sfondare la porta con un' azione spettacolare
mutuata da Chuck Norris in “Rombo di Tuono” e Schwartznegger che solo il
provvidenziale ritorno dei due sciagurati babbei evitò di far diventare un
ammasso di trucioli e segatura. Evitai di polemizzare dato che erano stati già
abbastanza penalizzati nella vita dall' esclusione da ogni processo evolutivo
teorizzato da Darwin. Anzi, sorrisi con la ghigna falsa di Giuda affinchè mi
allungassero la chiave della loro stanza e, con una velocità che nemmeno Clark
Kent quando si trasforma in Superman riuscirebbe ad eguagliare mi ritrovai
vestito da pinguino a festa, invitando i mei vecchi a fare altrettanto. Insomma,
non lo avrei mai detto ma effettivamente riuscii a tornare in pari con i tempi
nella mia tabella di marcia e trovai persino il termpo e la voglia per attaccare
all' infido micio un simpatico papillon con l' attacco a velcro.
L' arrivo dei miei primi invitati sotto casa mia cominciò a farmi innervosire non
perchè non fossero desiderati e benvoluti, anzi: erano i classici “quattro gatti” tra zia,
cuginiamici, ecc.più alcuni amici di mia madre invitati più per suo capriccio
personale che per altri motivi. In realtà, più gente vedevo accorrere sotto casa e più
inconsciamente cominciavo a caricarmi elettricamente sui significati fantascientifici
di quella giornata di svolta.
Beh, c' è poco da dire, quando stai per sposarti non riesci a respirare neppure dentro
ad una camera iperbarica.
Anche il gatto rideva sotto i baffi. Altro che malinconia. Era triste quanto un barbone
che vince cinque miliardi al superenalotto: faceva i passi di danza tipo Michael
Jackson per festeggiare il mio addio e la fine dei gavettoni notturni a base di acqua
ghiaccia marmata. No, dico... Una volta convinti gli ultimi ritardatari ad affrettarsi a
rientrare in macchina a suon di calci nel culo, non so con quali pensieri indecifrabili
mi ritrovai nel cortile della chiesa, nelle adiacenze dell' unica striscia di spazio
parcheggiabile che – ti pareva – era ancora del tutto occupata dai fedeli della messa
domenicale. E già. Sbrìgati, frate..! Già che ci siamo, in attesa della sposa non mi
resta che fare il parcheggiatore per gl' invitati, spostando le loro macchine lasciate a
cazzo in doppia fila e sistemandole tra le strisce man mano che uscivano i fedeli dalla
messa della domenica appena terminata, con il sottoscritto che gridava loro orribili
oscenità e minacce, intimandoli di levarsi dai coglioni e lasciargli campo libero per
fare manovra.Che brutto turpiloquio! Ecco qua. Ora che tutti hanno la loro utilitaria
ben parcheggiata nel minuscolo piazzale della chiesa, possiamo dire che siamo a metà
dell' opera. Scherzo. Tra l' altro nessuno mi ha lasciato la mancia, razza di tirchiacci.
Ce la farò a non emozionarmi troppo? Ma che domande, sono già bello teso come
una bandiera con il vento di Maestrale, come faccio...
Una serie di cerchi concentrici: Questa è la vita. L' otto settembre era la data dell'
armistizio di Badoglio con le forze alleate, nel '43, durante la II° Guerra Mondiale.
Ecco perchè quando abbiamo fissato a suo tempo la adata delle nozze mi dava la
sensazione di essere legata aqualcosa di familiare, già sentita. Mi sono arreso anch'
io! Magari inconsciamente pure io ho voluto raggiungere un compromesso con il
destino, che troppo spesso mal si è comportato nei confronti di un ragazzo fin troppo
mite e buono per esistere. Quella data significa veramente fine delle ostilità.
Ma lo sapete che abbiamo non uno ma ben tre frati che officeranno la nostra messa?
Nessuna megalomania o smania di grandezza, ma visto che sono tutti parenti della
Artemisia (due prozii ed un cugino di suo padre) e la scelta di uno a scapito degli altri
due avrebbe potuto causare una crisi diplomatica, abbiamo scelto di ...non fare torto a
nessuno ed abbiamo schierato la nostra batteria di frati al gran completo. I tre
moschettieri.
Mi stanno guardando tutti. Forse stamani sono uscito sfoggiando una sveglia al collo,
magari... No. Questo schifo è solo il frutto delle mie pene, delle mie sensazioni più
estreme; il mio cervello si sta spogliando come una prostituta lasciva davanti al primo
squallido cliente della terza età, si squaglia come ghiaccio sotto getto di vapore, un
pupazzo di neve sciolto dal phon della nonna.
Cominciano ad esserci proprio tutti. Manca solo lei. La sposa. Ma quando cazzo
arriva? E' sintomatico? Un' inculata imminente? Una catastrofe epocale insospettata?
Uno sputtanamento grandioso?
Suvvìa, lo so che tra poco arriverà, ma i ritardi di questo tipo ed in occasioni del
genere riescono a farmi maledire ogni cosa.
Quanta fatica. Dalla scelta del ristorante a quella degli abiti da cerimonia di cui
sopra, dal numero ed i nomi degl' invitati al budget da stanziare per il servizio
fotografico ed il relativo album.
Ma la vera grande, immensa, galattica rottura di coglioni che ho dovuto
sbrigarmi interamente da solo è stata la battitura alla tastiera del computer del
testo di tutto il libretto del nostro matrimonio: una volta salvato il file su di un
floppy-disk, lo avrei affidato alla tipografia per la stampa in serie. Una fatica
immane, con sacramenti fuori ordinanza per via della lunghezza eccessiva, a mio
avviso, della messa da scrivere.
Sì, ma... Quando cazzo arriva la Chiara, la mia sposa? Meno male che lei è sempre
così precisina, che arriva sempre con un anticipo che varia dalla mezzora ai dieci
minuti abbondanti di scarto. E ora? Nel momento più importante della nostra vita, l'
apogeo del nostro fidanzamento, l' apoteosi del tutto, se la prende così comoda da
ritardare di un quarto d' ora ?! Ma allora... No, ecco strombazzare qualcuno con il
clackson di una macchina! Sì, eccola. Era l' ora.
Vorrei avvicinarmi per prenderla un po' per il culo (solo metaforicamente) per via di
quell' insolito ritardo, così inusuale per lei, ma vengo intercettato da una pattuglia di
parenti superstiziosi che mi circondano e mi fanno desistere dai miei sani propositi
ricordandomi che “non ci si avvicina alla sposa prima di arrivare all'altare, capito..?”
Bellissima. Anche di più, ma sarebbe comunque riduttivo. Ed il vestito che si è scelta
è nè più né meno come me lo ero immaginato ad occhi aperti in questi mesi. Ottava
Meraviglia. Anzi, Nona se teniamo in conto pure l' adorabile contenuto!

(CONTINUA)