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lunedì 25 luglio 2016

GLI STALKERS TI ASSEDIANO? ECCO LA SOLUZIONE DEFINITIVA

L' angolo dell' annuncio di lavoro:
Si picchiano stalkers, molestatori, ex, prepotenti e farabutti vari per conto terzi. Si offre protezione e coccole on-demand secondo il pacchetto "de-luxe". Supplementi e promozioni per eliminazione definitiva dei problemi.
A disposizione per info e promozioni.


INCIPIT E ANTEPRIMA: LA LEGGENDA DELL' UOMO CHE SCRIVEVA POESIE SUL SENO DELLE SUE AMANTI

Cari amici e amiche che seguite il mio blog controvoglia e preferireste utilizzare in maniera decisamente migliore il tempo che dedicate alla lettura dei miei racconti, nei prossimi giorni intendo pubblicare gli altri capitoli de "Nel mirino del diavolo" fino alla fine, per regalarvi ancora un po' di emozioni decisamente interessanti e stuzzicare la vostra curiosità.
Ma intanto oggi vi dedico una chicca tutta nuova: l' incipit del mio romanzo "La leggenda dell' uomo che scriveva poesie sul seno delle proprie amanti".
Giusto una piccola anteprima di ciò che leggerete tra un po'... Buona lettura!


LA LEGGENDA DELL' UOMO CHE SCRIVEVA POESIE SUL SENO DELLE SUE AMANTI


(Un racconto di Raimondo Rossi)

A raccontarla così, sembrerebbe soltanto una di quelle tante vicende boccaccesche e pruriginose che avvengono quotidianamente all' interno di moltissime case dei nostri concittadini. Non si riesce a tenere il conto delle avventure spregiudicate di novelli e patetici dongiovanni sempre affamati di conquista che trattengono il respiro per cercare di impressionare splendide ventenni che potrebbero essere loro figlie o addirittura nipoti per via dell' anagrafe; tanto quanto le fatali single di mezza età perennemente in cerca di una preda per una notte d' amore senza impegno e che si risvegliano dal loro stato di finta allegria conviviale ritrovandosi inevitabilmente più vuote di prima, piangendo malinconicamente davanti allo specchio del bagno mentre si rifanno il trucco prima di andare a lavorare in ufficio. Tradimenti e schermaglie, rancori ed insulti, incomprensioni e veleni finiscono per sciupare anche quelle che sono briciole effimere ed infinitesimali di piacere. 
E invece, a dirla tutta, spesso e volentieri si racconta ancora adesso che le donne di Selvaria sospirino ancora appassionatamente ogni volta che il vento di Maestrale diffonde l' odore dei glicini  in fiore in tutta la Valle del Serchio, profumando generosamente tutte le vie dell' antico borgo toscano, sperduto tra i boschi dell' appennino tosco-emiliano
Già, perchè proprio questo era il periodo in cui quell' uomo sconosciuto e silenzioso apparve per la prima volta in paese, percorrendo il corso principale del borgo mentre le prime luci dell' alba baciavano le porte e le finestre del piccolo centro urbano ancora addormentato e sonnacchioso....

(CONTINUA)

CAPELLI IN PRESTITO

Sì, lo so che qua sembro uno degli Europe, oppure dei Wham o chissà quanti altri gruppi degli anni 80 del secolo scorso. Ma è un' altra maniera per certificare la mia stupidità e sull' irrecuperabilità delle mie facoltà cerebrali, ormai compromesse in maniera irreversibile....


domenica 24 luglio 2016

UN VECCHIETTO ADORABILE

UN VECCHIETTO ADORABILE (di Raimondo Rossi)

Certo, un vecchietto veramente adorabile e cortese verso chiunque, una specie di nobile cavaliere sopravvissuto al trascorrere dei secoli. Uno di quei tipi che, quando ti vedono trasportare in affanno i tuoi sacchetti della spesa rientrando dal portone condominiale, non ci pensano due volte a offrirsi di aiutarti senza esitazioni, togliendoti il sovraccarico di buste e aiutandoti concretamente fino all' uscio di casa tua.
Una sorta di fantastico istinto naturale che gli impone di rendersi utile ed aiutare il prossimo, un carico di empatia, dolcezza e amore per tutta l' umanità planetaria. Un' anima sicuramente superiore, uno spirito superiore immacolato che può suscitare solo ammirazione e spirito di emulazione in chiunque abbia avuto il privilegio di conoscerlo.
E, come se non bastasse, il nostro caro vegliardo era pure una piccola grande celebrità, unico nel suo genere per la propria popolarità: le pareti di casa sua erano piene di attestati, riconoscimenti, benemerenze e fotografie d' epoca che lo ritraevano insieme a vecchie glorie dello sport.
Già, ritratti e fotografia in posa assieme a noti campioni del passato arricchivano a decine e decine le pareti del corridoio, in virtù dei tempi il nostro eroe era ancora uno stimato e popolarissimo allenatore federale di pallacanestro.
Peccato soltanto per quella spiacevole (ma trascurabile) abitudine di affacciarsi dalla finestra del soggiorno di casa sua e di sputare energicamente verso il basso, in direzione dei piani sottostanti. Ovviamente centrando in pieno le teste degli sventurati passanti che avevano la fatale sfortuna di capitare in quei paraggi proprio in quei momenti.
E poco importava se il vecchio Edoardo - non appena la gente infuriata gli lanciava insulti e maledizioni con veemenza e rancore dopo essere stata bersagliata dalle scatarrate del vecchietto - rispondeva con il sorriso innocente di un bambino esclamando un solare "Buongiorno, gente!"
Quanta poca tolleranza per le malattie degenerative come l' Alzheimer!
Mai il senso dell' umanità dov' è andato a finire ai giorni nostri?






E poco importava se il vecchio Edoardo



sabato 23 luglio 2016

GRANDI NOVITA' IN ARRIVO

Anche per questo continuo a lavorare per voi, che state pigramente
godendovi le immeritate vacanze e non fate un cazzo dalla mattina alla sera, miei dolcissimi amici ed amiche.
Sì, perchè adesso che sono finalmente riuscito ad acquistare un nuovo notebook
economico e nuovamente in grado di poter digitare testi di senso più o meno compiuto sopra
un computer, posso conseguentemente tornare a lavorare su vecchi progetti che la mia mente malata ha concepito durante
gli ultimi tempi, tra l' invio di un curriculum vitae, la compilazione di decine e decine di odiosi form on line  per candidature spontanee ad aziende svariate ed associazioni criminali di ogni risma.
A breve potrete godere di nuovi entusiasmanti racconti, alcuni già pronti ed altri appena abbozzati ma pronti a prendere il volo.
Vi posso già dire (rullo di tamburi sottofondo) che ho concluso da poco la realizzazione de "Il Puma di Fuoco 2" per la vostra gioia e/o libidine più assoluta!
Inoltre, stanno per arrivare, in ordine sparso, varie chicche letterarie inedite che andranno a solleticare il gusto ed appagare i sensi dei miei affezionati lettori.
Tra questi, in arrivo prestissimo:

"Il principe Pestamerde" (racconto per ragazzi e vecchietti malati di demenza senile),
"L' uomo che scriveva poesie sulle tette" (sentimentale, drammatico, erotico, fantascienza)
"La leggenda del pianista nella merda" (drammatico, storico)
"La chiamavano Bocca di Cimitero" (commedia, erotico, drammatico, horror)
"La fava di Re Artù" (epico, fantasy, erotico)

E molto, molto altro...

Seguitemi sul mio blog personale http://raimondorossi.blogspot.it/

mercoledì 29 giugno 2016

NEL MIRINO DEL DIAVOLO - CAPITOLO 59 (Monique e Sabrina)


Che troia non fosse solo il nome della mitologica città di re Priamo l' avevo già capito
da un pezzo, navigando nei piccoli e grandi canali che conducono al grande mare
della vita.
Ma, a ben vedere certi atteggiamenti di Sabrina, una delle poche amiche del cuore di
Jenny e, al tempo stesso, mia sorella aggiunta dal punto di vista pratico, c' era da
rimanere alquanto perplessi.
In effetti non credo di aver visto, a mia memoria, ad eccezione di poche rarità
custodite in solide gabbie metalliche dello zoo comunale di Pistoia, un mammifero
femminile tanto affamato di sesso: Solo lei una feroce mangiatrice di uomini,
mimetizzata da un visetto angelico e dalle maniere raffinate. Eppure tanta grazia
agiva secondo ninfomania acuta, autentica patologia da incubo: talmente vacca che
avrebbe rischiato di finire i propri giorni rinchiusa nel recinto di qualche ranch
texano, con tanto di campanaccio al collo.
Spoetizzare un uomo è come smagnetizzare una chiavetta usb, una tessera bancomat
o una scheda telefonica: perdi tutto quellodi buono che c' è dentro!
Alla stessa maniera, una delle migliori amiche di Sabrina, tale Monique, che parlava
di sesso con la stessa padronanza con la quale i pensionati discutono sulle panchine
della pubblica piazza riguardo alle imprese calcistiche della squadretta del paese,
sapeva castrare un maschio molto meglio di quanto facesse il veterinario alle prese
con cani e gatti.
E questo involontariamente, dato che l' obbiettivo suo era proprio il contrario, ovvero
esercitare la sua naturale propensione a raddrizzare banane, vegetali e non... Ma
quando una ragazza parla di “...cazzi lunghi come lance...” e “...minchie grosse come
mazze ferrate...” lascia ben pochi veli su di sé e sulle sue propensioni e sugli arnesi
che lei fosse solita maneggiare.
La conobbi una sera delle tante in cui uscimmo insieme Sabrina ed io, passammo
anche a prendere tale staordinaria creatura e, chinandomi sul sedile per non farmi
notare dalla madre di Monique, che non era stata messa al corrente della presenza di
un baldo giovanotto al cospetto delle due fanciulle e magari avrebbe potuto pensar
male, aspettai che la brunetta salisse a bordo e, salutandola con un cenno della mano
e con un fil di voce per i motivi appena spiegati, attesi che Sabrina accendesse il
motore della sua macchina e sia allontanasse suficientemente dal campo visivo dell'
apprensiva madre della sua amica.
Quest' ultima, dopo avermi sorriso e salutato, entrò subito in appassionata
conversazione con Sabrina, affrontando tematiche che avrebbero fatto arrossire
chiunque.
Ebbi quasi un malore quando udii con le mie povere orecchie che quella brunetta dall'
aspetto innocente aveva appena spolpato il suo ragazzo a suon di sesso orale (lei lo
aveva praticato a lui) finoa farlo sentire male. Sabrina, che conosceva il mio modo di
pensare e sapeva che per quanto mi atteggiassi da un po' di tempo a bullo e playboy
ero comunque un ragazzotto all' antica, guardava la mia faccia dallo specchietto
retrovisore e si pisciava addosso dal ridere a vedere il mio imbarazzo.
Tutto il mio sconcerto per quel lessico da camionista bulgaro stava tramutando il mio
viso in quello ritratto nell' “Urlo” di Van Gogh! La battuta meno pesante del suo
repertorio gravitava intorno al mondo dei funghi e sfido chiunque a commentare le
propensioni di una che dice amare “...abbuffarsi di cxxxi...”. Ma chi è questa qua?
Che poi, se lei fosse stata un bussolotto, un cesso, una racchia o qualche altra bruttina
di stagione, nemmeno ci avrei fatto caso, dato il disinteresse per un cibo poco
appetitoso; ma trattandosi invece di bella ragazza, risultava fin troppo evidente la sua
idiosincrasia con la buona creanza.
Il motivo di quella uscita a tre non era quello ufficiale della serata in pizzeria tanto
per stare insiemetra amici. La vera ragione della mia presenza tra loro era quella dell'
osservatore, dello scienziato che studia da vicino le cause e gli effetti di un fenomeno
all' apparenza inspiegabile.
-”Ma come fa a stregare tutti i ragazzi che la guardano?” - mi chiedeva Sabrina in
preda allo sconforto più vivo. Sindrome da concorrenza sessuale.
Sabrina era profondamente complessata nei suoi confronti. Era la sua migliore amica,
a suo dire, e questa non trovava di meglio che fregarle puntualmente il ragazzo di
turno. La ricambiava così. E a me toccava raccogliere lacrime e lacrime a litri, litri e
litri.
Non sapevo darle una risposta in tempi brevi. Vero è che una ragazza disinibita
quanto lei (ma anche meno, in verità) rende le cose molto più semplici; ma non tutti
possono apprezzare una donna così fuori dai canoni, fine come la scorreggia di un
cavallo durante una parata militare. Ma in che mondo viviamo?
E Sabrina piangeva. Come una fontana multipla, ma anche di più. Quando volevo
risollevare un po' il suo morale, la portavo sulla collina dietro Pietrasanta e, seduti sul
muretto panoramico della frazioncina di Capriglia, dove tutto il mondo ti sembra a
portata di mano (per lo meno da La Spezia alle porte di Pisa), riusciva molto più
facile trovare le parole più adeguate alla situazione.
Nel caso specifico le consigliai di ponderare bene l' impatto di quella sua singolare
amica nella sua stessa vita, valutando se il gioco valesse la candela. E' veramente
amica una che ti ciula il ragazzo da sotto il naso? E che lo trovi tremendamente
divertente, stimolante, irrinunciabileogni qual volta si presenti l' occasione di farlo?
Se accetti un' amicizia del genere, bisogna solamente sentenziare “se vuoi la
bicicletta, allora pedala!” E per fortuna sua, quell' amica così spregiudicata si
abbandonò completamente al proprio “Complesso di Elettra” e accettò la corte di un
sessantenne romano, rappresentante di biancheria intima, che l' aveva bombardata di
telefonate (a dispetto della propria moglie) e pare che anche tra le lenzuola di alcuni
motel non avesse perso tempo, da consumato vecchiaccio marpione. Trombo ergo
sum.
Mi ricordo che, a mia volta, prima di tale epilogo finii nel mirino di Monique (pur
non essendo il ragazzo di Sabrina) e ci uscì fuori un bacio di quelli che non ti aspetti.
Ma solo quello, visto che in quel periodo mi lasciavo trascinare dal fervore della
libertà più sfrenata, inorridendo davanti alla possibilità di potersi accasare con
qualcuna. Fossi matto.
Comunque si presentò l' occasione per distrarre quel povero cagnolino bastonato nel
quale si poteva ritrovare la mia unica amica femmina, e fu nel segno dell' avventura
pura.
Avevo visto di recente in tv una trasmissione televisiva sui misteri, fantasmi e luoghi
stregati privi di ogni spiegazione razionale e, guarda caso, nell'ultima puntata si
parlava di una leggenda legata alle apparizioni di uno spettro in un luogo non molto
distante da noi.
Non so come mai; forse per quell' ancestrale bisogno che abbiamo di voler esplorare
tutto quello che ruota nella penombra intorno a noi, oppure per una tremenda voglia
di fare qualcosa di nuovo ed inedito, ma mi sentii chiamato a toccare con mano
quello che apparteneva al mondo della superstizione e vedere ciò che non poteva
essere visto. Dài, sono sicuro che almeno una volta sarà capitato anche a voi, di
lasciarvi prendere la mano per affrontare un' impresa un po' pazzerella...
Mi documentai a dovere su tutto quello che riguardava le vicende di Villa Mansi, in
quel di Segromigno a Monte in Lucchesia, scartando vecchie planimetrie della zona e
leggendo tutto quanto riguardava le tristi vicende della protagonista spettrale di quell'
edificio infestato.
Negli appunti fotocopiati da un antico testo, ebbi modo di leggere che Lucida Mansi,
ricca e bellissima signora del 1600, potente e crudele nobile della Lucca tardorinascimentale
che amava uccidere i propri amanti (facendoli precipitare in trappole
mortali) dopo notti di passione. Tale malvagia signora amava circondarsi di specchi
per potersi rimirare a proprio piacimento e compiacersi della propria indiscutibile
bellezza esteriore. E proprio per preservare il più a lungo possibile questa sua
effimera virtù, pare che strinse un patto col diavolo per mantenersi il più a lungo
possibile bella e affascinante. E così fu. Mentre gli altri invecchiavano, lei non
sfioriva minimamente e continuava tranquilla il suo biasimabile hobby tra lussuria e
omicidi. Questo finchè il demonio non venne a reclamare il suo compenso,
trascinandola con sè all' inferno in una notte d' estate. Esistono diverse sfumature
della stessa leggenda, tipo che lei sia scomparsa in una voragine oppure che sia stata
trascinata all' interno di una carrozza infuocata prima di sparire verso la dannazione.
Comunque sembra pure che il fantasma, per farla breve, ogni tanto faccia qualche
apparizione nei paraggi della villa che era stata sua in gioventù.
Leggendo tutto ciò, mi venne un desiderio irresistibile di vedere da vicino almeno il
luogo dove semanticamente era ambientata questa fin troppo romanzata vicenda dai
toni più folkloristici che altro. Non c' era niente da temere, visto che si trattava di
fiabe e leggende prive di fondamenti reali. Però la curiosità non è solo femmina...
Non che io pensassi di poter trovare folletti, streghe o chissà cosa, però... avevo una
maledetta curiosità di vedere con i miei occhi quello che, leggendo una manciata di
striminzite righe da biblioteca comunale, aveva eccitato la mia fantasia. Scetticismo a
volontà, ma capriccio e voglia di toccare con mano ciò che di misterioso è a pochi
chilometri da casa propria. Un po' come voler giocare all' eroe di un film di avventura
e di investigazione, niente di più. E di questa mia palpitante, sfrenata eccitazione per
questa bizarra idea feci partecipe la cara piccola Sabrina: sinceramente, nei miei
piani originali non avevo nemmeno preso in considerazione la presenza di qualcuno
al mio fianco in quella gita fuori porta, ma data la sua insistenza nel voler venire a
tutti i costi insieme a me, accettai più che volentieri la sua compagnia.
In un periodo in cui il buon vecchio Marchino si era dato alla macchia o aveva di
meglio da fare che andare in giro per il mondo, la Sabrina era un buon surrogato ed in
estetica ci avevo pure guadagnato!
Mi sentivo un po' come Roberto Giacobbo in Voyager o altri documentaristi alla
ricerca di spunti di riflessione su tematiche d' interesse comune, mentre Sabrina
aveva buon gioco nel resistere a quel sentimento di vendetta che nutriva da giorni nei
confronti dell' amica-nemica Monique.
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Brava ragazza, questa Sabrina. Un tipetto tutto pepe, carina e intelligente, dotata di
sensibilità ed ironia. Conosciuta ai tempi degli albori della mia tremenda storia con
Jenny, era diventata in fretta anche amica mia, oltre che sua. C' era sempre stato tra
noi il classico disinteresse che deve esistere tra fratello e sorella, una sorta di
eccezione in un mondo in cui non esiste l' amicizia disinteressata fra maschio e
femmina, ma piuttosto una caccia alla soddisfazione dei sensi amorosi.
Ero la spalla ideale su cui piangere alla bisogna, un fratello maggiore aggiunto che
andava ad aggingersi alla sorella minore naturale, con la quale peraltro non andava
troppo d' accordo dai tempi in cui quest' ultima le aveva, ma guarda un po', soffiato il
fidanzato da sotto il naso. Povera anima sfortunata, altro che Lucida Mansi: la mia
amica era proprio l' opposto, un contrappasso vivente, una nemesi di sè in cerca di un
appiglio affidabile contro un destino un po' beffardo.
Ai tempi Jenny rosicava un po' del nostro feeling, ma quella era un caso patologico,
quindi non me ne curavo troppo. A me Sabrina sembrava una ragazza originale, con
la sua passione viscerale per la Germania e la lingua tedesca, che l' avevano portata a
girare in lungo e largo la terra di Bismark e Goete; allo stesso modo non si perdeva
un concerto dei Backstreet Boys, con la segreta speranza di riuscirne a violentare
almeno uno dei componenti della band. Ultima ma non meno importante, la passione
per i ragazzi più belli che, povera stellina cara, sappiamo già come andava a finire.
Chilometro dopo chilometro, con l' emozione che aumentava di pari passo con l'
avvicinarsi della nostra meta, anche il nostro respiro variava con progressione
geometrica influenzata dall' enfasi del momento. Mi ostinavo a non farmi
suggestionare da niente, eppure il sangue che pulsava a velocità doppia del solito all'
interno delle mie vene rifiutava di arrendersi al mio razionalismo.
Nonostante le scarse indicazioni lungo la strada fossero state collocate in maniera
molto discutibile ed inadeguata per chi non conoscesse quella piccola località fra
Lucca e Pistoia, quasi come a voler tener lontani scocciatori di ogni tipo, riuscii a
scorgere infine i contorni sfumati delle murature perimetrali che racchiudevano
probabilmente la villa.
Parcheggiamo la Golf a poche decine di metri del cancello principale e scendemmo
con cuore leggermente emozionato, rapiti dalla cornice suggestiva del borgo antico;
guadagnamo i muri perimetrali di quella che sembra essere proprio la villa, ma con
mia grande delusione, notammo che che non si riusciva a sbirciare un bel nulla
attraverso le grate del maestoso cancello della porta carraia. Ma porcaccia miseria,
non si vede una benemerita minchia. Sì, capisco che l' orario delle visite non faccia
eccezioni ed a quest' ora sarebbe stato difficile trovare aperta la casa degli orrori, però
speravo almeno di vedere la sagoma del palazzo: chiedevo forse la Luna?
Tanti chilometri per nulla, cazzo. Mica volevo entrare in una proprietà privata
(rischiando magari una simpatica denuncia), ma almeno gettare una semplice
occhiata dall' esterno, anche in lontananza, a quella famigerata villa dalla fama
sinistra mi sarebbe bastato.
Per soddisfare quel pozzo senza fine della mia curiosità, mi arrampicai sull' asta
metallica di sostegno che era stata agganciata proprio alla muratura di recinzione,
salendo veloce come un gorilla su di un albero (ora ho capito a cosa serviva scalare la
pertica in palestra durante l' ora di educazione fisica) e, appoggiandomi sulla sommità
del muro, provai a scorgere qualcosa che valesse la pena della mia fatica.
Macchè. Niente. Si vedevano solo alberi.
Ma non feci in tempo ad arrabbiarmi che un brivido freddo mi attreversò la schiena
dal basso verso l' alto. Quelle ombre fuggenti che il gioco di luce tra raggi di Luna,
vento e movimento di piante mi avevano mostrato in quell' istante, fu una ragione più
che valida per mandare affanculo la mia parte razionalee lasciarmi scivolare giù
lungo l' asta del cartello, tornando con i piedi per terra lungo la strada, dove mi stava
aspettando la Sabrina, con tutta l' apprensione del caso.
Mi rimproverai per quel gesto di smarrimento che niente di niente aveva di eroico e
riprovai a osservare dallo stesso punto. Niente, peccato.
Ma forse c' è qualche punto, lungo i muri perimetrali, in cui si possa anche solo
intravedere l' edificio, chissà; proviamo a seguire, naturalmente a fatica, le inquietanti
e fatiscienti murature plurisecolari, inoltrandoci in mezzo alle alte e merdosissime
piante secche, rovi e ortiche alte come canne di bambù e dure come marmo di
Carrara. Sì, prendiamo quel sentiero che sembra scendere chissà dove, che tanto un
pertugio dove intravedere la villa lo troviamo di sicuro, come no.
Certo, magari se corriamo un po' più velocemente e torniamo sui nostri passi di gran
carriera eviteremo alle nostre ossa di essere sgranocchiate da quei pitbull che
sentiamo latrare minacciosi ad una manciata di metri oltre quella selva...
Saettando tra la macchia, veloci come ghepardi in fuga, ci fermammo a rifiatare sotto
un vecchio albero da quelle parti. Non so perchè, ma ci guardammo in faccia con uno
sguardo diverso dalla complicità innocente di sempre, e ci venne istintivo di baciarci.
Non da amici, però.
Cazzo, ma cosa ci sta succedendo Sabrina, me lo spieghi? Siamo stai sempre come
fratello e sorella e adesso siamo qui a pomiciare come due fidanzatini tra le frasche?
No, non mi piace quello che sta succedendo, però... mi voglio lasciare portare dalla
corrente, sì... Poi vedremo... Ne avremo di tempo per pentirci.
Quel posto si poteva definire in miliardi di modi tranne che romantico, ma restammo
a baciarci per una decina di minuti, come a cercare di capire che gusto avesse l' una
piuttosto che l' altro.
Poi, come se fossimo rinsaviti, ci guardammo negli occhi con un' espressione diversa,
come a voler cancellare quello che era stato una sorta d' "incesto", data la natura
profonda della nostra amicizia. Almeno fino a quel momento.
Tornammo in macchina un po' imbarazzati, visti gli avvenimenti dell' ultima
mezz'oretta e lasciammo quel posto che, seppur non aveva soddisfatto la nostra
innocente curiosità di fronte all' arcano, aveva avuto l' imprevedibile merito di
metterci di fronte al più incredibile ed impensabile dei gesti.
Mai ero stato sfiorato dall' idea di baciarla, e ritenevo che altrettanto pensasse lei. Era
molto carina ma non l' avevo mai guardata con l' ottica del predatore: era così e tale
mi andava bene, come specchio o riflettore sul sesso femminile che mi avrebbe
spiegato come funzionassero il cervello ed i comportamenti delle donne. Allo stesso
modo mi comportavo da sempre io con lei, in una divertente collaborazione che
rendeva estremamente interessanti le nostre conversazioni.
Ma ora era utopistico fare finta che non fosse successo niente. Io non volevo Sabrina
come mia ragazza. Mai e poi mai. Sapevo cosa pensava dei ragazzi ed il modo con
cui si lasciava andare facilmente a nuove conquiste, con un' attitudine da vera
puttana. Una specie di "Bocca di rose". Easy lady; non sarebbe stata il mio tipo,
neanche a volermela imporre. Eravamo troppo diversi l' uno dall' altra, pur avendo
tante cose in comune non volevo neanche considerare un contesto diverso dal
semplice, gradevolissimo flirt.
Beh, se cercavo un po' di atmosfera, potevo dire di essere stato accontentato,
altrochè...
Notte serena, buon segno.

domenica 19 giugno 2016

NEL MIRINO DEL DIAVOLO - CAPITOLO 58 (LA PROVA)

UNA RAGAZZA PARTICOLARE

Autovelox. Maledetta invenzione. Accidenti a chi l' ha concepito, prodotto e messo a
disposizione di tanti stronzi con la divisa.
Non mi ha beccato solo per un pelo, ma... merda, guarda questo qua! E spostati,
idiota! Sì, protesta pure, testa di cazzo che non sei altro! Ma vai a rinchiuderti dentro
un' ospizio...
Ci vuole il fegato forte per stare vicino a me quando ho fretta e sono al volante; mi
metto a frustare quella lattina come un fantino che logora le chiappe del suo
purosangue finchè non arrivi al traguardo.
Quando vado di fretta, divento cattivo. E che cazzo, il tempo appartiene a tutti: è lui il
vero comunista, mica i parrucconi mangiasoldi sparsi tra burocrazia, parlamenti,
senati, ecc.
Il tempo è sempre lo stesso per tutti. E proprio per questo, non puoi starmi davanti
camminando così piano togliendomi preziosi istanti di vita che spenderei meglio
altrove. Ergo, togliti dai testicoli e fammi passare.
Ormai lo sapete. Non sono il tipo che ama perdere tempo con le mani in mano
quando c' è qualcosa d' importante da fare. Dovevo andare da Francesca. L' avevo
vista una manciata di ore prima, ma cosa c' entra? Non puoi tenere la belva in gabbia
quando ha fame...
Già, mi sembra passato un anno, invece che ore... da quando siamo arrivati a pochi
chilometri da Pisa, e pregavo con tutte le mie forze il Padreterno che facesse
rallentare quel benedetto convoglio fino a raggiungere velocità di crociera simile a
quella di una lumaca addormentata. Capitalizzare al massimo ogni istante di quello
che restava del viaggio insieme a Francesca era più importante di un assegno
miliardario; volevo cancellarla per non illudermi inutilmente di giovarmi ancora di
quel sogno ad occhi aperti e, parallelamente, abbracciarla per tutto il resto della mia
povera vita. Dimmi scemo.
Vergognarmi di chiederle appuntamento per quel pomeriggio stesso? Chi non risica
non rosica. E con lei il rischio pagava.
Infatti mi disse di sì. Piazza dei Cavalieri, di fronte alla Normale, ore 15:30. E di
essere puntuale.
Poi, tanta sana invidia per quel povero cornuto che se la poteva riabbracciare alla
stazione e portarsela via mano nella mano. Non potevo rassegnarmi a vedermela
andare via così, con quel bischero meschino. Apparteneva a lui? Per ora sì, ma...
Mi aveva fatto girare la testa, Francesca. Molto più di quelle che l' avevano preceduta
e che avevano preteso stabili garanzie, ricevendo l' archiviazione nelle pratiche evase.
Ogni lasciata è persa, dicono. Basta che respirino, dicono altri. Io non voglio
scegliere tra l' una o l' altra corrente di pensiero, ma con lei voglio vedere come va a
finire.
Ora capisco come si sentiva Dino Zoff quando ha sollevato la Coppa del Mondo nel 1982. Tra l' altro, quel giorno di massima gioia calcistica, coincideva con il mio compleanno, la mia sesta candelina: ancora mi ricordo di come i miei zii Gianni e Marcello mi sollevavano come se fossi io il trofeo, cose da matti.
Adesso mi sento come allora. Felice. Su di giri, entusiasta, avventuriero ed
instancabile. Vorrei far sapere a tutti che mi trovo sul tetto del mondo, ma se solo
raccontassi ad anima viva quanto mi sia realmente successo, forse non sarei
nemmeno preso sul serio o, peggio, passerei pure per spaccone. I livelli di adrenalina
e quelli di serotonina si alternano ballando danze irlandesi senza soluzione di
continuità, mentre quasi mi dimentico di aver compiuto appena la traversata dello
stivale (e di un pezzo di isola).
Ma lirica a parte, era inutile trattenere un cuore che sembrava un pallone da basket
durante i palleggi di Michael Jordan: quando se ne va così, poi...
La mia macchina ricoperta dalle giallastre foglie dei platani della stazione mi aveva
immalinconito di brutto, tirandomi in faccia una torta preparata con sapori di Sicilia e
donne del Brasile d' Italia. Che palle tornare a casa. Meglio aggrapparsi ad un sogno.
I have a dream today.
Proviamo a cacciare la mano nel buco del tempo e afferrare una cosa bella da quella
voragine che tutto inghiotte senza pietà e... riprendersi qualcosa di veramente bello
sarà come remare nel Golfo dei Poeti al chiaro di Luna.
Pranzo, doccia, barba e profumo a raffica, casello autostradale e via, maledicendo
camionisti ed incapaci, diretto come un razzo nuovamente su Pisa.
Macchina parcheggiata ad cazzum, semafori pedonali ignorati, corse selvagge come
non mai, turisti dribblati come fossi Baggio ai tempi d' oro; Torre di Pisa sconvolta
ancora dalla turbolenza generata dal mio passaggio imperioso, che mette nuovamente
in pericolo la sua statica... Se crolla, stavolta me la fanno ricostruire a me, pietra su
pietra! Minchia, però, questa strada me la ricordavo più corta... Via Pietrasantina (ma
guarda caso), poi Piazza dei Miracoli, Via Santa Maria... Ancora un po' non fermarti
proprio adesso! Ecco, finalmente Piazza dei Cavalieri, ci siamo. Fermiamoci e
ricomponiamoci un po', e che diamine...
Avevo il numero del suo cellulare, ma quello era un jolly che non volevo ancora
giocare, una carta da usare solo in futuro.
Dea in vista! Laggiù, in fondo alla piazza, seduta su quei gradini antistanti la piccola
chiesa vicina al chioschetto dei giornali.
Quella fanciulla sarebbe intrigante anche se fosse vestita con una mimetica dei
Marines, ma il suo look acqua e sapone rimane una delle sue prerogative migliori, ala
faccia di tante altre ventenni con fondotinta spesso tre dita su tutta la faccia e vestiti
da bliz della Buoncostume.
Che strano, mi mancano le parole! Eppure ero assai meno esitante in situazioni assai
più ostili, come all' inizio del viaggio; deve essere perchè lì, dopo tutto non avevo
niente da perdere, mentre ora mi sento un po', come dire... sotto esame.
Risposta esatta, caro. Sei proprio sotto esame. Compito in classe a sorpresa, una
specie di test psico-attitudinale per verificare quanta affinità di coppia ci possa essere
anche nel quotidiano. Ma anche il più perfido dei professori ti dà il tempo di studiare
il pomeriggio prima di un imboscata alla partigiana, qui non c' era niente da fare.
Sensazione: questa qua vuol vedere se sta meglio con me o col fidanzato, ma lui parte
in pole-position. Sta a me tentare di recuperare l' handicap di partenza.
Me l' aveva fatto capire immediatamente. Sorriso gentile ma meno generoso del
giorno prima, come a voler mettere un piccolo velo semitrasparente su quello che era
avvenuto fra noi, quasi a voler ponderare meglio il nostro rapporto nascente. Ero un'
incognita per lei, ancora indecisa se promuovermi a prima scelta o definitivamente
omologato come amante di supporto tattico. Donne.
Brutta faccenda, niente da dire. E ora? Accettai la competizione. Stiamo al gioco e
vediamo cosa succede. Camminando con lei verso una gelateria che incontrammo
tornando sui nostri passi, verso il vero cuore pulsante della città e che rappresenta da
sempre pure l' anima turistica della ex potenza marinara di antica memoria, cominciai
a sentirmi come la pallina impazzita di una roulette che scivola senza logica e priva di
ogni basilare sicurezza su di una successione lunghissima d' ipotesi matematiche.
-"Guarda questa gelateria. Qua ho lavorato part-time durante il primo anno della
mia permanenza a Pisa."- mi disse rivelandomi qualcosa in più riguardo al suo
passato.
Pensavo che volesse solo farmi partecipe di un mazzolino di emozioni importanti per
lei, quando uscì fuori il primo quesito.
-"Ti faccio una domanda. Secondo te, qual' è il mio gelato preferito?"-
Ed io come cazzo faccio a saperlo? Ti conosco da meno di ventiquattr' ore, non
abbiamo mangiato mai niente insieme di diverso da due fugaci panini e tu mi chiedi
questo? Se tu mi avessi interrogato sulla taglia del tuo reggiseno e delle tue
mutandine non avrei avuto problemi, dopo la ricognizione e la dolce battaglia sul tuo
corpo statuario di ieri notte. Ma il gelato!?
Le stavo per rispondere provocatoriamente un appropriato "Tiramisù – Banana – con
Bacio", ma non era il caso di rischiare una sberla tipo schiacciata verso a rete a
volley.
-"Crema e cioccolato?"- azzardai.
-"No. Frutti misti."-
Andiamo avanti. Entriamo dentro una gigantesca profumeria in Corso Italia, mi
sembra la "Gardenia", e subito mi porta di fronte ad una infinita varietà di confezioni
e prodotti che francamente non riuscivo a distinguere l' una dall' altra.
Svitò il tappo da una boccetta di profumo e ne lasciò cadere qualche goccia sul polso;
poi estrasse da un' altra scatoletta un piccolo vaporizzatore sagomato e si spruzzò
qualche altra flagranza d' oriente sull' altro polso. Infine trasse dallo stesso scaffale
innanzi a noi una piccola ampolla di vetro rosa, che conteneva un' intensa essenza in
grado di costipare venti metri cubi di ossigeno.
Finalmente la Sfinge si decide a formulare l' enigma.
-"Allora? Qual' è, secondo te, il profumo che mi piace di più tra questi tre?"-
Anche in tal caso, la risposta più ovvia sarebbe stata
sounasegaiomondoboiacomefaccioasaperlocretinachenonseialtro però si sa, la
spontaneità non sempre viene accettata come meriterebbe, in questo mondo così
freddo e privo di ogni comprensione.
Va beh... Dopo averla fiutata alla stregua di un cane da tartufi in cerca di tuberi nel
bosco, mi pronunciai tirando a caso anche stavolta. Mi girava la testa da tanto fossero
state messe a dura prova le mie narici, annullando i miei sensi e portandomi ad un
passo dal coma farmacologico.
Cosa le dico? Chissà qual' è il profumo che le piace.... Tra l' altro non c' è neppure
quello che aveva indosso quando l' ho conosciuta! Non potendo contare sull' ausilio
della polizia scientifica, del r.i.s. dei carabinieri nè di un misero bastardino da
passeggiata nel parco, cominciai a preoccuparmi sul serio.
Mi guardava seria come non mai, sembrava un incrocio tra Mike Bongiorno e Jerry
Scotti, enon potevo neppure contare sull' aiuto da casa, un consiglio dal pubblico o l'
esclusione di alcune risposte sbagliate. Cosa fare allora?
C' erano tante variabili da prendere in considerazione, magari usando il Teorema di
Nepero o le Formule di Briggs per la risoluzione dei triangoli rettangoli in
trigonometria, però...
-"Secondo me, è questo."- e indicai una fragranza a caso.
Lei mi guardò con il disprezzo che si può meritare solo il perdente.
-"No. E' questo."- sentenziò.
Cazzo, lo sapevo che avrei sbagliato. Speriamo almeno in un ripescaggio, in uno
spereggio di fortuna.
La guardavo come un gladiatore appena atterrato nell' arena poteva fissare lo sguardo
impietoso dell' imperatore al quale era affidato il suo destino, alla ricerca di un
piccolo, flebile soffio di speranza e misericordia.
Ma sarebbe stato fin troppo bello essere finito con l' onore delle armi; per me si
profilava una specie di tortura ad oltranza, sempre sulla falsariga degli esempi
precedenti, con la graticola dei mistici quesiti e la gogna dell' errore inevitabile.
Ma si può fare questo ad un ragazzo?
Confortato da una serie positiva di risposte che sembravano aver ribaltato il gap
iniziale e portato dalla mia parte il favore dei pronostici, ci ritirammo a prendere un
caffè in un bar dalle parti della stazione, il Gambrinus, non prima di aver
abbonadandemente consumato il paio di scarpe che avevo ai piedi. Eccesso colposo
di passi.
Era giunto il momento della sentenza, davanti a due tazzine e durante il rituale delle
due bustine di zucchero.
Il giudice rigirava il cucchiaino come una dinamo della bicicletta che si possa giovare
dell' energia cinetica accumulata con una pedalata. Stava prendendo la rincorsa.
La stuzzicai. -"Allora?"-
Sospirò.
Posò il cucchiaino, mi fissò come a studiarmi e poi disse: -"Non è il momento giusto
per un cambiamento così importante nella mia vita."-
Minchia, sembrava quasi che stesse parlando della sua vecchia utilitaria.
Cercai mentalmente una strategia per capovolgere quel verdetto finale così
sfavorevole, proponendole un approccio meno drastico alla situazione. Ma sembrò
molto più determinata rispetto a quando ero riuscito a fare breccia nelle sue mura, sul
treno. I suoi occhi non mostravano segni di cedimento.
-"Possiamo restare buoni amici..."- mi disse con quello occhi furbetti che facevano
intendere un concetto che richiamava le nostre evoluzioni sui sedili della nostra
carrozza sulla "Freccia del Sud". Chiunque avrebbe firmato quell' assegno in bianco,
di amore fisico senza coinvolgimento e senza impegni da nessuna delle due parti. Un
ruolo privilegiato. Sesso a volontà senza sentimento, un ruolo di comparsa a tempo
indeterminato che, sebbene avrebbe appagato senza alcun dubbio e in abbondanza i
miei sensi, male sia accostava a quella parte di protagonista alla quale aspiravo.
Ehi, io non sono mica l' avvoltoio che mangia gli avanzi altrui! Io sono nel gradino
più alto della catena alimentare, non una misera iena metropolitana.
E con questo rilanciai. Nel poker, a volte, per vincere bisogna anche accontentarsi di
una doppia coppia, aspettando una mano migliore.
Io avevo un bel full servito, ma cercavo la scala reale.
Però non era aria.
-"Te l'ho detto. Non è il momento giusto per cambiamenti così importanti. Cosa direi
ai miei? La sai com' è la mentalità laggiù!"-motivò le sue ragioni.
Niente da fare. Persi tutto. Ma scrollai le spalle e sorrisi.
Almeno non avrei avuto problemi di corna, senza una ragazza del genere.
(CONTINUA...)